11/11/14

Pista Ciclabile Produce Energia Solare





La prima pista ciclabile che produce energia solare apre ad Amsterdam

Solaroad, la prima pista solare (e ciclabile) al mondo apre il 12 novembre a Amsterdam,
 nei Paesi Bassi.


Sul tratto di pista ciclabile a doppio senso che collega due quartieri periferici (Krommenie e
Wormerveer) di Amsterdam, capitale dei Paesi Bassi, transitano ogni giorno circa duemila ciclisti. Tra pendolari e studenti, la bicicletta è il mezzo di trasporto più veloce per muoversi.



Dal 12 novembre, un pezzo di questa ciclabile lungo 70 metri diventerà famoso per essere il primo tratto al mondo con pannelli solari incorporati. Il nome del progetto è Solaroad e sembra essere la soluzione perfetta per l’ambiente perché non solo, di per sé, una ciclabile fa bene alla mobilità sostenibile, a basso impatto ambientale, ma in più è in grado di produrre energia pulita.

Il tratto sperimentale è costato circa tre milioni di euro, sostenuto quasi interamente dalle amministrazioni locali. I pannelli fotovoltaici sono fatti di celle solari in silicio cristallino e sono protetti da uno strato traslucido di vetro temperato. I 70 metri di pista solare dovrebbero riuscire a coprire il fabbisogno elettrico di tre famiglie. Non molto, anche perché i pannelli non possono essere posizionati in una posizione adatta a catturare il massimo di luce possibile e garantire alte performance, ma lo scopo è cercare di sfruttare un’area 
che altrimenti sarebbe semplicemente coperta di asfalto.



L’obiettivo è arrivare a 100 metri di pista solare nel 2016 per poi provare a estendere questa idea anche a tratti di strada tradizionali, quelli che ancora vengono attraversati da automobili e altri veicoli. Secondo quanto si legge sul sito ufficiale di Solaroad, se tutte le strade degli Stati Uniti venissero pavimentate con pannelli solari, il paese produrrebbe tre volte l’energia che produce oggi, con un taglio alle emissioni di CO2 pari al 75 per cento.


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01/11/14

carnaval-fantasias: Halloween : festa da una leggenda

Halloween : festa da una leggenda

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Halloween (o Hallowe'en) è una festività che si celebra principalmente negli Stati Uniti la notte del 31 ottobre e rimanda a tradizioni antiche della cultura celtica e anglosassone. Oggi è diffusa anche in altri Paesi del mondo e le sue caratteristiche sono molto varie: si passa dalle sfilate in costume ai giochi dei bambini, che girano di casa in casa chiedendo dolcetto o scherzetto (in passato tradotto in italiano anche con "Offri o soffri?"). Elemento tipico della festa è la simbologia legata al mondo dell’occulto, tradotta sottoforma di immagini macabre tra cui le zucche intagliate di jack-o'-lantern.
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Un Jack-o'-lantern' (in italiano Giacomo il lanternino) è una zucca lavorata a mano, tradizionalmente adoperata nei paesi di cultura anglosassone durante la ricorrenza di Halloween. Privata della polpa interna, la zucca assume la forma di un involucro vuoto che, cesellato opportunamente, vuole richiamare la sagoma di un volto. Una fonte di luce, usualmente una candela, viene inserita all'interno della zucca. In seguito la calotta superiore, prima recisa, viene impiegata a mo' di coperchio, in maniera che il chiarore dello stoppino rischiari la sagoma dall'interno, mettendo in luce i tratti della sagoma intagliata.

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26/10/14

Morte di Pantani e i Misteri Insoluti .



Morte di Pantani e i misteri insoluti .
Le ferite. La scena del crimine violata.
Le telefonate dei pusher. I segreti del delitto.

È una storia senza lieto fine quella di Marco Pantani. Il Pirata che tanto aveva esaltato le folle di appassionati di ciclismo, vincendo in un solo anno, il 1998, Giro d’Italia e Tour de France (tanto per capirsi la stessa ‘doppietta’ è riuscita ad appena sette atleti tra cui Eddy Merckx, Fausto Coppi e Miguel Indurain) è tornato al centro delle cronache. E nel mirino c’è sempre quella tragica, e sempre più misteriosa, morte avvenuta nella stanza D5 del residence Le Rose di Rimini il 14 febbraio 2004. Ma pure i valori sballati del sangue a Madonna di Campiglio durante una tappa del Giro d’Italia del 1999 con il sospetto dell’intervento della camorra per risolvere un giro di scommesse clandestine.
LA MORTE IN RESIDENCE. Di certo c’è che la polizia trovò Pantani rigido, con il volto immerso nel sangue e con la bocca piena di cocaina: intorno a lui sembrava essere passato un uragano, con la droga sparsa ovunque.
Il corpo, come ha precisato da Sabato Riccio, primo funzionario di polizia accorso sul posto, «giaceva prono, sul pavimento alla destra del letto» e il Pirata «indossava solo un jeans con una cintura di cuoio».
QUELLA STANZA A SOQQUADRO. «Tutto era a soqquadro», ha raccontato ancora Riccio, «psicofarmaci e residui di stupefacenti lasciavano immaginare quel che poteva essere accaduto».
La scena, infatti, per gli inquirenti fu fin troppo chiara, tanto che le indagini si conclusero in appena 55 giorni.
Ufficialmente il Pirata fu stroncato da un edema polmonare e cerebrale conseguente a un’overdose.
DUE INCHIESTE PARALLELE. Ma in 10 anni, gli ultimi istanti di vita del ciclista, che nelle interviste sembrava anticipare la sua tragica fine («In salita vado forte per abbreviare l’agonia» era il suo mantra) sono diventati sempre più nebulosi. Tanto che ora ci sono ben due inchieste che provano a fare luce sia sul decesso, che giusto per complicare ulteriormente le cose, è avvenuto in un residence che oggi non esiste più, sia sull’uscita di scena del Pirata alla corsa a tappe italiana del 1999. Ecco i misteri della morte (e della vita) di Pantani.

1. Sospetto di omicidio: nuova inchiesta a Rimini

L’ipotesi investigativa originale per il decesso di Pantani fu quella di «morte come conseguenza accidentale di overdose». Dopo un decennio, però, la procura di Rimini ha deciso di riaprire il caso arrivando a parlare di «omicidio», anche se, al momento, non ci sono ancora persone indagate per il reato.
Per la madre del Pirata, Tonina, la riapertura dell’inchiesta è un grande successo, visto che da sempre sostiene che il figlio sia stato «ucciso».
FERITE DA COLLUTTAZIONE. Eppure per far cambiare idea ai magistrati di Rimini non è bastata l’accusa del genitore; c’è voluta la perizia medico legale eseguita da Francesco Maria Avato la cui conclusioni sono state chiare: «Le ferite sul corpo di Pantani non sono auto procurate, ma opera di terzi». Inoltre, lo stesso consulente chiamato in causa dalla famiglia del corridore ha parlato di «evidenti segni di trascinamento del cadavere».
LA RICERCA DELL’ASSASSINO. Anche l’avvocato dei Pantani Antonio De Rensis ha evidenziato che le «ferite, un bernoccolo, un taglio all’arcata sopracciliare e altri tagli circolari al capo, sono compatibili con una colluttazione più che con una caduta a terra».
Chi indagò, invece, fece riferimento ad atti di autolesionismo, mentre il trascinamento fu giustificato dando la responsabilità ai sanitari del 118 che tentarono una rianimazione. Ora, però, i magistrati hanno ripreso in mano le carte e sono alla ricerca dell’assassino.

2. La stanza: un «disordine ordinato» e il corpo riverso a terra

Le indagini sulla stanza D5 del residence Le Rose di Rimini sono state svolte nella certezza che la morte di Pantani fosse avvenuta per overdose. E nel video girato dalla polizia che riprende la scena, si vedono infatti persone in abiti civili che si muovono per la camera senza curarsi di alterare quella che 10 anni dopo è, secondo la procura di Forlì, una possibile scena del delitto.

Il Pirata venne trovato riverso in una pozza di sangue con diverse ferite, come ha evidenziato Avato, ma all’epoca per tutti la colpa della morte era di una sola emorragia. Il suo corpo era tra il letto e la parete, a pancia in giù con le braccia sotto il petto e i pugni chiusi: una postura anomala per chi cade che, normalmente, tende a proteggersi il viso. E il naso di Pantani fu ritrovato intatto.
UN LAVANDINO PER TERRA. In mezzo alla stanza, poi, secondo il racconto di un testimone che è stato sentito in procura, «c’era il lavandino». Che, però, nel video diffuso è sparito per riapparire nel bagno con la saponetta ben in vista.
Inoltre, nonostante Pantani fosse arrivato solo con una sporta e non avesse bagagli al di fuori di una busta con i medicinali, nella stanza la polizia trovò tre giubbotti, di cui uno da sci che il ciclista aveva lasciato in un’altra città.
CIBO CINESE IN CAMERA. Ma non è tutto. Secondo il libro-inchiesta del giornalista francese dell’Equipe, Philippe Brunel, intitolato Vita e morte di Marco Pantani nell’appartamento, dove vigeva un «disordine ordinato» come l’ha definito Avato, venne ritrovata pure una scatola con resti di cucina cinese che il Pirata, il quale non era amante di quel cibo, non aveva mai consumato (l’autopsia ha confermato che non ne aveva ingerito, mentre nello stomaco è stata ritrovata la cocaina).
Dai tabulati telefonici del telefonino del ciclista e dalle utenze del residence risulta che nessuno fece l’ordinazione. Eppure la scatola era nella camera.

3. I pusher: troppe telefonate durante l’agonia del Pirata

Nella nuova inchiesta della procura di Rimini uno degli aspetti da chiarire sono alcune telefonate fatte immediatamente prima e subito dopo la morte di Pantani da parte del fornitore di droga e dello spacciatore del ciclista con altri numeri che non sono stati ancora identificati.
La domanda che si sono posti i magistrati è per quale motivo i due, tra le 13 e le 20 del 14 febbraio 2004, si agitarono tanto. Per saperlo serviranno di certo nuove indagini e quelle penali, si sa, hanno bisogno di tempi lunghi.
NELLA SUA STANZA PER GIORNI. A referto, al momento, c’è la prima ricostruzione della polizia, secondo cui Pantani era arrivato a Rimini nella serata del 10 febbraio 2004 con un taxi preso a Milano e pagato in contanti. Con sé aveva solo una sporta di plastica e un borsello con i soldi, oltre alle medicine.
Per gli investigatori, il Pirata si era fatto lasciare davanti alla casa degli spacciatori, ma non avendoli trovati aveva preso la camera, inizialmente per una notte, nel residente Le Rose. Da qui era uscito solo una volta in quattro giorni per tornare dai pusher che gli avevano venduto 20 grammi di cocaina.
LE DUE RICHIESTE DI AIUTO. Secondo il racconto del custode dello stabile, inoltre, il ciclista non aveva ricevuto mai nessuno. Eppure Pantani risulta che chiamò la portineria per due volte chiedendo di far intervenire i carabinieri per «alcune minacce».
Come ha detto l’avvocato della famiglia del Pirata, nel residence esisteva un secondo ingresso dal garage che consentiva di salire fino ai piani senza essere visti. Altro particolare sottovalutato dagli inquirenti.

4. Ora del decesso: dalle 17 alle 11.30-12.30 del rapporto finale


Giuseppe Fortuni, il medico che si occupò dell’autopsia sul corpo di Pantani, inizialmente aveva datato il decesso «alle ore 17 del 14 febbraio 2004» per «collasso cardiocircolatorio terminale».
Il consulente dell’inchiesta l’aveva scritto e trasmesso con un fax che deve essersi perso tra le carte investigative. Perché nelle 240 pagine del rapporto definitivo depositato circa un mese dopo, la morte del Pirata venne anticipata dallo stesso esperto tra le 11.30 e le 12.30. E l’orario è poi stato confermato anche da Avato, il quale ha posticipato la morte di circa un quarto d’ora.
ROLEX FERMO ALLE 4.55. Sempre sull’orario c’è poi il giallo dell’orologio del ciclista, un Rolex Daytona, che segnava le 4.55.
Gli esperti hanno spiegato che quel modello si ferma solo se resta immobile per almeno 50 ore. Oppure a seguito di un forte colpo.
Altri particolari che ora la procura di Rimini deve rianalizzare.

5. L’ematocrito alto: la smentita (ignorata) del test dell’Uci

Nella vita di Pantani il vero spartiacque è stata la positività a un controllo antidoping durante il Giro d’Italia del 1999 a Madonna di Campiglio, a due tappe dalla fine della corsa che il Pirata stava dominando (il suo inseguitore Paolo Salvoldelli era a oltre cinque minuti di distanza nella classifica generale).
Il 5 giugno 1999, verso le 7.30 i medici dell’Unione ciclistica internazionale (Uci) si presentarono nella camera del ciclista per sottoporlo a un controllo ematico. Circa due ore dopo, fu comunicato che in un test sul sangue di Pantani era stata rilevata una concentrazione di globuli rossi superiore al regolamento: il valore dell’ematocrito era 51,9, 1,9 punti oltre il limite consentito.
Il Pirata non partecipò alla tappa e il suo Giro d’Italia finì lì e iniziò la sua depressione.
NUOVO ESAME NEGATIVO. Tuttavia, alle 16 dello stesso giorno, Pantani si sottopose ad altri due controlli presso l’Usl di Imola, laboratorio accreditato dall’Uci, e i valori dell’ematocrito erano 47,6 e 48,1.
Inoltre, il 4 giugno, come testimoniato da Roberto Rempi, medico della Mercatone Uno, team del ciclista, e confermato anche da Roberto Pregnolato, storico massaggiatore del Pirata, Pantani a seguito di un autocontrollo, «aveva l’ematocrito a 48 e piastrine normali».
«Penso che sia successo qualcosa di strano», ha poi sentenziato Pregnolato. Cosa, nello specifico, tocca ai magistrati chiarirlo.

6. L’ombra della camorra: sospetto di una combine delle scommesse

Proprio la vicenda di Madonna di Campiglio è recentemente finita in una nuova inchiesta su Pantani, questa volta aperta dalla procura di Forlì.
Secondo i magistrati, infatti, l’ipotesi è che qualcuno avrebbe truccato l’esito delle analisi del sangue del Pirata, per far risultare il valore dell’ematocrito oltre i livelli consentiti dall’Uci con la conseguenza di far escludere il ciclista dal Giro d’Italia che si stava apprestando a rivincere.
In pratica le scommesse clandestine sulla vittoria del Pirata a quel punto erano talmente tante da poter ‘sbancare’ chi le gestiva. E il sospetto della procura di Forlì è che la malavita sia intervenuta proprio per eliminare il campione.
PARLA VALLANZASCA. Addirittura c’è l’ipotesi che ci possa essere stata la mano della camorra, almeno stando alla versione fornita dal boss della malavita Renato Vallanzasca che in una lettera spedita a Tonina Pantani – ma il «Bel René» ne ha scritto anche nella sua autobiografia – aveva detto di essere stato contattato da un ergastolano nel carcere milanese di Opera.
«Non so come, ma il pelatino non finisce la gara», disse il camorrista. Che dopo la squalifica del Pirata si riavvicinò a Vallanzasca per dirgli: «Hai sentito? Il pelatino è stato fatto fuori, squalificato».
SILENZIO COI MAGISTRATI. Il racconto del boss milanese non passò inosservato, tanto che venne sentito dai magistrati di Trento nell’inchiesta aperta sul presunto scambio di provette in cui all’inizio Pantani era parte lesa per poi finire indagato per frode sportiva, reato che non poteva essergli ancora contestato perché diventato tale solo nel 2000. Ma il «Bel René» non rispose agli inquirenti trentini e il processo di concluse con un nulla di fatto.
 Adesso tocca ai magistrati di Forlì provare a far parlare Vallanzasca.

di Dario Colombo – fonte : http://www.lettera43.it



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21/10/14

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13/09/14

IMAGO

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IMAGO 

Termine introdotto da C.G. Jung (1875-1961), con riferimento a un’Imago ‘materna’, ‘paterna’, ‘fraterna’ e divenuto di uso comune in psicanalisi. Caratterizzata come ‘rappresentazione o immagine inconscia’, l’Imago è piuttosto uno schema immaginario, un prototipo inconscio che orienta in maniera specifica il modo in cui il soggetto percepisce l’altro, ne orienta cioè le proiezioni. Formatasi sulla base delle prime relazioni del bambino con l’ambiente familiare, l’Imago non va peraltro considerata come correlato di figure reali, ma presenta carattere fantasmatico; così a un’Imago genitoriale minacciosa e terribile possono corrispondere genitori reali estremamente miti...leggi tutto -

 Pagina delle IMAGO 

 http://mundimago.org/imago.html





Le 12 costellazioni dello Zodiaco, che si trovano lungo l'eclittica, 
e vengono quindi percorse dal Sole nel suo moto apparente sulla volta celeste durante l'anno ...QUI - http://www.mundimago.org/costellazioni.html



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