07/11/11

La bicicletta nella resistenza

E' morta la partigiana 

Nori Brambilla Pesce

 

«Secondo me sono state le donne a dare inizio 

alla Resistenza… la loro partecipazione fu 

dovuta a motivazioni personali; a differenza di 

molti uomini che scelsero di andare in montagna 

per sottrarsi all’arruolamento nell’esercito di 

Salò, nessun obbligo le costringeva ad una scelta 

di parte; fu anche l’occasione per affermare quei 

diritti che non avevamo mai avuto, mai come in 

quei mesi ci siamo sentite pari all’uomo…» 


 Onorina Brambilla Pesce


A te, e a chi come te, scelse la libertà dobbiamo molto, forse tutto.
A noi, oggi, non resta che ricordare e difendere quella scelta.
Grazie.






La bicicletta nella resistenza
Storie partigiane
Sin dalle sue origini la bicicletta fu ampiamente usata dagli strati popolari, non soltanto per motivi di lavoro, ma anche in funzione politica e, nel corso della lotta di Liberazione, per compiere azioni di vario tipo, contro i nazifascisti.
In Italia la paura della bicicletta da parte dei reazionari ha una data certa e molto antica e una firma tanto famosa quanto odiata dalle forze popolari: quella del generale Fiorenzo Bava Beccaris, nelle vesti di Regio Commissario Straordinario, durante i moti del maggio del 1898 a Milano. Oltre ad ordinare una sanguinosa repressione, il generale fece affiggere un manifesto che decretava il divieto nell'intera provincia di Milano della «circolazione delle Biciclette, Tricicli e Tandems e simili mezzi di locomozione».
Più o meno con gli stessi termini, oltre alla minaccia della fucilazione, i nazifascisti proibiranno durante la loro dominazione sul territorio italiano, in funzione anti-partigiana, l'uso della bicicletta. Quel divieto, però, avrebbe significato in città come Milano o Torino, il blocco della produzione, giacché la maggior parte degli operai la usava per recarsi al lavoro e così, persino i nazisti, spietati nelle loro decisioni, dovettero fare marcia indietro.
Nell'immediato dopoguerra, la bicicletta fu molto diffusa, specialmente nelle campagne. Per i braccianti era l'unico mezzo di locomozione, usato, oltre che per il lavoro, in occasione di grandi manifestazioni o degli scioperi indetti dalla Lega dei braccianti. In quelle giornate di lotta, masse imponenti si radunavano per impedire ai crumiri di recarsi nei posti di lavoro. Contro le biciclette, appoggiate nelle sponde dei fiumi, si accanivano con particolare durezza, schiacciandole e rendendole inutilizzabili, le camionette della "Celere" di Scelba, una polizia di pronto intervento, utilizzata soprattutto in occasione degli scioperi operai. Questa furia devastatrice non arrestò però lo svilupparsi di grandi battaglie per ottenere migliori forme di vita. Una storia di sacrifici, di miseria, di lotte, che sarebbe importante far meglio conoscere alle nuove generazioni.
In questo libro vengono narrate, tramite le interviste che gli autori hanno raccolto negli anni, le storie partigiane, in bicicletta, di Quinto e Tiziana Bonazzola, Onorina Brambilla, Arrigo e Bianca Diodati, Anna Gentili, Alfredo Macchi, Renato Morandi, Giovanni Pesce, Gillo Pontecorvo, Bruno Trentin, Stella Vecchio e don Raimondo Viale (quest'ultima tratta tratta dal libro di Nuto Revelli, Il prete giusto, Einaudi, Torino 1998 e 2004). Sono ammirevoli personaggi che, in ogni parte d'Italia e in ogni ruolo, militare e civile, non hanno esitato a rischiare la loro vita durante la feroce stagione dell'occupazione nazifascista. Questo non dovrebbe mai essere dimenticato. Purtroppo alcuni di loro, nel frattempo, sono scomparsi. A loro va il nostro affettuoso e grato ricordo.
Alla Resistenza presero parte, in forme diverse, con gesti modesti ma anche con imprese rilevanti, spesso a rischio della loro vita, accanto ai combattenti partigiani, ai gappisti, ai sappisti, alle collegatrici e alle staffette, numerosi atleti del ciclismo agonistico, campioni celebrati ma anche figure minori. Uomini che, orfani dal 1941 del Giro d'Italia, liberi dagli impegni agonistici a causa del conflitto in corso, non ebbero esitazione nel decidere da che parte stare e che uso fare della bicicletta, il loro normale strumento di lavoro. Nell'introduzione del libro viene descritto l'appoggio dato alla Resistenza da Bartali, Bevilacqua, Bottecchia, Ganna, Lorenzini, Martini, Pasotti, Pezzi, Romagnoli, Po, Zanelli, Zanzi e altri.
È un'idea così geniale che nessuno, pur dandola per scontata, l'aveva messa in fila in modo ordinato. Autori: Franco Giannantoni e Ibio Paolucci; titolo: La bicicletta nella Resistenza (Edizioni Arterigere, 12 euro). Che significa proprio questo: il ruolo sovversivo che la bicicletta ha avuto dopo la guerra e prima della Liberazione...
da Resistere l'altro ieri, di Dario Olivero
Quinto Bonazzola Tiziana BonazzolaOnorina BrambillaArrigo Diodati
Biaca Diodati Anna GentiliAlfredo MacchiRenato Morandi
copertina
Autori: Franco Giannantoni e Ibio Paolucci

Pagine: 248, formato 11x17cm (cartonato),
inserto fotografico in b/n
Prezzo: Euro 12,00
ISBN: 978-88-89666-23-4
Giovanni Pesce  La bicicletta era come l'aria che respiravo...
   Giovanni Pesce, "Visone",
   comandante del 3° Gap di Milano,
   medaglia d'oro al Valor Militare.
   Eroe nazionale.
Gillo Pontecorvo Bruno TrentinStellina Vecchiodon Raimondo Viale

LEGGI ANKE:
 http://cipiri.blogspot.com/2011/11/morta-la-partigiana-nori-brambilla.html



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