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19/03/22

#FreeJulianAssange

#FreeJulianAssange


Visto che i cosiddetti "garantisti" italiani a corrente alternata, quelli che lascerebbero liberi assassini e mafiosi per intenderci, non hanno mai fiatato sull'enorme ingiustizia che ha subito Assange, ripropongo questo post dell'anno scorso.
CHRISTINE ASSANGE:
"Cinquant’anni fa, quando ho partorito per la prima volta come giovane madre, pensavo che non ci potesse essere dolore più grande, ma l’ho dimenticato presto quando ho tenuto tra le braccia il mio bellissimo bambino. 
L’ho chiamato Julian.
Ora mi rendo conto che mi sbagliavo. Esiste un dolore più grande.
L’incessante dolore di essere la madre di un giornalista pluripremiato che ha avuto il coraggio di pubblicare la verità sui crimini governativi di alto livello e sulla corruzione.
Il dolore di vedere mio figlio, che ha cercato di pubblicare importanti verità, 
infangato a livello globale.
Il dolore di vedere mio figlio, che ha rischiato la vita per denunciare l’ingiustizia, incastrato e privato del diritto a un giusto processo legale, più e più volte.
Il dolore di vedere un figlio sano deperire lentamente perché gli sono state negate cure mediche e sanitarie adeguate in anni e anni di detenzione.
L’angoscia di vedere mio figlio sottoposto a crudeli torture psicologiche nel tentativo
 di spezzare il suo immenso spirito.
L’incubo costante che venga estradato negli Stati Uniti, per poi passare il resto dei suoi giorni sepolto vivo in completo isolamento.
La paura costante che la CIA riesca a realizzare i suoi piani per assassinarlo.
L’ondata di tristezza quando ho visto il suo fragile corpo crollare esausto per un mini-ictus nell’ultima udienza a causa dello stress cronico.
Molte persone sono rimaste traumatizzate vedendo una superpotenza vendicativa che usa le sue risorse illimitate per intimorire e distruggere un singolo individuo indifeso.
Desidero ringraziare tutti i cittadini per bene e solidali che protestano a livello globale contro la brutale persecuzione politica subita da Julian.
Per favore, continuate ad alzare la voce con i vostri politici fino 
a quando sarà l’unica cosa che sentiranno.
La sua vita è nelle vostre mani.
Christine Assange



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Roger Waters Risponde ad una Fan Ucraina

Roger Waters Risponde ad una Fan Ucraina

Cara Alina,
ho letto la tua lettera, sento il tuo dolore, sono disgustato dall’invasione dell’Ucraina da parte di Putin, secondo me è un errore criminale, l’atto di un gangster, ci deve essere un cessate il fuoco immediato.
Mi rammarico che i governi occidentali stiano alimentando il fuoco che distruggerà il vostro bel paese riversando armi in Ucraina, invece di impegnarsi nella diplomazia 
che sarà necessaria per fermare il massacro. 
Siate certi che se tutti i nostri leader non rifiutano la retorica e si impegnano in negoziati diplomatici, quando i combattimenti saranno finiti resterà ben poco dell’Ucraina.
Una lunga insurrezione in Ucraina sarebbe grandiosa per i gangster di Washington, è ciò che sognano, “giocare”, come fanno, “con il coraggio di essere fuori portata”.
Spero disperatamente che il vostro Presidente non sia un anche lui un gangster e che farà ciò che è meglio per la sua gente, e chiederà agli americani che si mettano a un tavolo. 
Purtroppo, tuttavia, molti leader mondiali sono gangster e il mio disgusto per i gangster politici non è iniziato la scorsa settimana con Putin.
Ero disgustato dai gangster Bush e Blair quando hanno invaso l’Iraq nel 2003, ero e sono ancora disgustato dal governo gangster dell’invasione israeliana della Palestina nel 1967 e dalla sua successiva occupazione che dura ormai da oltre cinquanta anni.
Ero disgustato dai gangster Obama e Clinton che ordinavano i bombardamenti illegali della NATO sia in Libia che in Serbia. 
Sono disgustato dalla distruzione totale della Siria iniziata nel 2011 
da ingerenze esterne nella causa del cambio di regime.
Sono stato disgustato dall’invasione del Libano nel 1982, quando il gangster Shimon Peres si è unito alle milizie cristiane falangiste nell’assassinio di profughi palestinesi nei campi profughi di Sabra e Shatila nel sud di quel paese.
So quello che provi Alina e quello che provano tua madre e tuo padre e i tuoi zii e zie e fratelli e sorelle e cugini, ho perso sia mio padre Eric Fletcher Waters che mio nonno George Henry Waters nelle guerre che combattevano i tedeschi.
Per favore, credimi quando ti dico che credo nella Dichiarazione
 Universale dei Diritti dell’Uomo firmata a Parigi nel 1948. 
Ho combattuto con tutto me stesso per promuovere e sostenere i diritti umani per tutti i miei fratelli e sorelle in tutto il mondo per tutto il tempo da quello che ricordo
 e sostengo te e i tuoi ora, con tutto il mio cuore.
A proposito di gangster, devo dirti una cosa riguardo alla tua lettera, la tua convinzione del “200%” che non ci siano neonazisti nel tuo paese è quasi certamente sbagliata. 
Entrambi i battaglioni Azov nel tuo esercito, la milizia nazionale
 e il C14 sono ben noti gruppi neo-nazisti autoproclamati. 
Anche loro sono gangster.
Inoltre, non ho taciuto sull’Ucraina, ho scritto un pezzo che è stato
 distribuito sei giorni fa da Globetrotter.
Che altro dirti, Alina? 
Tutti noi in ogni paese del mondo, comprese Ucraina e Russia, possiamo combattere i gangster, possiamo dire loro che non faremo parte delle loro guerre oscene e mortali per ottenere potere e ricchezza a spese di altri, possiamo dire loro che le nostre famiglie, tutte le famiglie in tutto il mondo, significano per noi più di tutto il potere e il denaro del mondo.
Dove vivo negli Stati Uniti possiamo unirci a Black Lives Matter o Code Pink o BDS o Veterans For Peace o una miriade di altre organizzazioni contro la guerra, a favore della legge,
 per la libertà e per i diritti umani. 
Farò tutto quello che posso per contribuire alla fine di questa terribile guerra nel vostro paese, tutto, tranne sventolare una bandiera per incoraggiare il massacro. 
Questo è ciò che vogliono i gangster, vogliono che sventoliamo bandiere. 
È così che ci dividono e ci controllano, incoraggiando lo sventolare delle bandiere per creare una cortina fumogena di inimicizia per renderci ciechi alla nostra innata capacità di entrare in empatia l’uno con l’altro, mentre saccheggiano e violentano il nostro fragile pianeta. 
Farò tutto ciò che è in mio potere per aiutare a riportare la pace a te, 
alla tua famiglia e al tuo bellissimo Paese. 
La lunga guerra/insurrezione che Hillary Clinton, Condoleezza Rice e il resto dei gangster di Washington stanno incoraggiando non è nel vostro interesse né nell’Ucraina.
Ti auguro ogni bene Alina.
Grazie per la tua lettera e se sceglierai di rispondermi.
Stamperò quella risposta.
Lo prometto.
Roger Waters

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Chi è Davvero Zelenski ?


Chi è Davvero Zelenski ?


Chi è davvero il comico ucraino divenuto beniamino della stampa occidentale e decantato come un eroe sulle copertine dei nostri settimanali e nei nostri Telegiornali?
Chi è il personaggio che sabato scorso si è palesato in divisa militare comparendo in diretta a Firenze tra gli applausi e le ovazioni della piazza dei Pacifisti a mano armata del PD?
Sappiamo che nasce nel 1978 da una famiglia di origini ebraiche
 e che la sua prima lingua non è l'ucraino, ma il russo.
Sceglie la carriera di attore e comico , fonda il 𝗞𝘃𝗮𝗿𝘁𝗮𝗹 𝟵𝟱 𝗦𝘁𝘂𝗱𝗶𝗼 e produce la Telenovela "Sluha Narodu" (Servitore del Popolo) in cui lo stesso Zelensky interpreta l'uomo qualunque che stanco della corruzione politica che imperversa in Ucraina, viene inaspettatamente eletto presidente.
Pare che a Igor Kolomoyskyi - potente uomo d'affari dal triplo passaporto ucraino, cipriota e israeliano, fiduciario degli USA e principale oligarca di Ucraina - guardando la popolare telenovela venga la magnifica idea di trasformare la fiction in realtà e di far interpretare all'attore comico Zelenzky la parte del Presidente non soltanto in video ma anche nella realtà.
Subito dopo Zelensky annuncia la fondazione di un partito che porta lo stesso nome della popolare telenovela: "Servitore del popolo" e, all'apice della sua popolarità televisiva, annuncia la propria candidatura alle elezioni presidenziali dell'anno successivo.
Da quel momento la sua società, la Kvartal 95, registrerà un anomalo flusso di finanziamenti, gestiti attraverso società off-shore con sedi in paradisi fiscali, per un ammontare di 𝟰𝟬 𝗺𝗶𝗹𝗶𝗼𝗻𝗶 𝗱𝗶 𝗱𝗼𝗹𝗹𝗮𝗿𝗶.
Il principale sovvenzionatore della campagna di Zelensky è proprio il discusso oligarca Kolomoyskyi, proprietario di 𝗣𝗿𝗶𝘃𝗮𝘁𝗕𝗮𝗻𝗸, la più importante banca in Ucraina, coinvolta in diversi casi di bancarotta fraudolenta e investimenti illeciti.
𝗜𝗴𝗼𝗿 𝗞𝗼𝗹𝗼𝗺𝗼𝘆𝘀𝗸𝘆 𝗲̀ 𝘀𝘁𝗮𝘁𝗼 𝘂𝗻𝗼 𝗱𝗲𝗶 𝗽𝗿𝗶𝗻𝗰𝗶𝗽𝗮𝗹𝗶 𝗳𝗶𝗻𝗮𝗻𝘇𝗶𝗮𝘁𝗼𝗿𝗶 𝗱𝗶 𝗮𝗹𝗰𝘂𝗻𝗶 𝗱𝗲𝗶 𝗴𝗿𝘂𝗽𝗽𝗶 𝗽𝗮𝗿𝗮𝗺𝗶𝗹𝗶𝘁𝗮𝗿𝗶 𝗻𝗲𝗼𝗻𝗮𝘇𝗶𝘀𝘁𝗶 𝗲𝗱 𝘂𝗹𝘁𝗿𝗮-𝗻𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗮𝗹𝗶𝘀𝘁𝗶 che nel 2014 hanno prodotto il colpo di stato che ha rovesciato il legittimo governo del Presidente Janukovic innescando
 8 anni di instabilità e guerra civile nella regione.
Nell'Aprile del 2019 Zelensky appena eletto Presidente provvede subito a distribuire incarichi governativi ai soci della sua società, la Kvartal 95.
Ivan Bakanov, già Amministratore Delegato della società, diventa il capo dei Servizi Segreti, mentre il Vice Direttore Serhiy Shefir diventa il portavoce ufficiale del presidente.
L'oligarca Igor Kolomoysky, padrino e finanziatore di Zelensky, ha forti interessi economici sul Donbass, motivo per cui il suo esercito privato di organizzazioni neonaziste, 
in parte inquadrate nell'Esercito ucraino, 
dal 2015 𝗵𝗮 𝘀𝘁𝗲𝗿𝗺𝗶𝗻𝗮𝘁𝗼 𝗰𝗶𝗿𝗰𝗮 𝟭𝟲 𝗺𝗶𝗹𝗮 𝗿𝘂𝘀𝘀𝗼𝗳𝗼𝗻𝗶 𝗻𝗲𝗹 𝘀𝗶𝗹𝗲𝗻𝘇𝗶𝗼 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 Stampa 𝗶𝗻𝘁𝗲𝗿𝗻𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗮𝗹𝗲.
Questo è anche il motivo per cui Zelensky alle trattative di pace rifiuta le richieste russe di riconoscimento delle Repubbliche Popolari del Donbass  ed è disposto a continuare la guerra con ogni mezzo, cercando in tutti i modi di coinvolgere la NATO e allargarla al resto d'Europa.
In base a quanto emerso nei Pandora Papers e riportato dal "𝗧𝗵𝗲 𝗚𝘂𝗮𝗿𝗱𝗶𝗮𝗻" 𝗱𝗲𝗹 𝟯 𝗼𝘁𝘁𝗼𝗯𝗿𝗲 𝟮𝟬𝟮𝟭, Zelensky detiene quote azionarie di tre società off-shore, ha legami con diversi oligarchi da cui riceve finanziamenti illeciti e introiti miliardari ed
 è coinvolto direttamente in un giro di armi e soldi ai neonazisti.
Alla luce di ciò e del suo 𝗱𝗶𝗰𝗵𝗶𝗮𝗿𝗮𝘁𝗼 𝗶𝗻𝘁𝗲𝗿𝗲𝘀𝘀𝗲 𝗮 𝗳𝗮𝗿 𝗮𝗱𝗲𝗿𝗶𝗿𝗲 𝗹'𝗨𝗰𝗿𝗮𝗶𝗻𝗮 𝗮𝗹𝗹𝗮 𝗡𝗔𝗧𝗢, piazzando basi missilistiche americane ai confini della Russia, invocando la no-fly zone e l'uso della bomba atomica, viene da chiedersi se il presidente ucraino sia davvero l’eroe
 che i mass media europei stanno rappresentando.
Ci domandiamo se i politici e i mezzi di informazione occidentali si rendano davvero conto di quale grumo di affarismo e corruzione si celino dietro questo turpe personaggio e di quanto ci stiano facendo rischiare nell'assecondare i deliri bellici di questo faccendiere squilibrato.
di Roberto Vallepiano


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14/03/22

Guerra in Ucraina


Guerra in Ucraina


“Un gioco iniziato almeno dal 2014, 
dopo il colpo di Stato a Kiev che cacciò Yanukovich.
 È una guerra tra potenze”, intervista a Luciano Canfora
Umberto De Giovannangeli — 12 Marzo 2022
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Una voce fuori dal coro. Per “vocazione”. Controcorrente, anche quando sa che le sue considerazioni si scontrano con una narrazione consolidata, mainstream. Luciano Canfora, filologo, storico, saggista, professore emerito dell’Università di Bari, membro del Consiglio scientifico dell’Istituto dell’Enciclopedia italiana e direttore della rivista Quaderni di Storia (Dedalo Edizioni), è così. Sempre stimolante, comunque la si pensi. E le sue riflessioni sulla guerra d’Ucraina ne sono una conferma.
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Professor Canfora, in queste drammatiche settimane, in molti si sono cimentati nel definire ciò che sta avvenendo ad Est. Qual è la sua di definizione?
Punto uno, è un conflitto tra potenze. È inutile cercare di inchiodare sull’ideologia i buoni e i cattivi, le democrazie e i regimi autocratici… Ciò che sfugge è che il vero conflitto è tra la Russia e la Nato. Per interposta Ucraina. Che si è resa pedina di un gioco più grande. Un gioco che non è iniziato avanti ieri ma è cominciato almeno dal 2014, dopo il colpo di Stato a Kiev che cacciò Yanukovich. È una guerra tra potenze. Quando i vari giornaletti e giornalistucoli dicono ecco gli ex comunisti che si schierano…Una delle solite idiozie della nostra stampa. Io rivendico il diritto di dire che le potenze in lotta sono entrambe lontane dalla mia posizione e dalle mie scelte, perché le potenze in lotta fanno ciascuna il loro mestiere. E né gli uni né gli altri sono apprezzabili. Nascondere le responsabilità degli uni a favore degli altri è un gesto, per essere un po’ generosi, perlomeno anti-scientifico.
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C’è chi sostiene che per Putin la vera minaccia non era tanto l’ingresso dell’Ucraina nella Nato o la sua adesione all’Ue, quanto il sistema democratico che in quel Paese ai confini con la Russia si stava sperimentando. Lei come la pensa?
Usiamo un verso del sommo Leopardi: “Non so se il riso o la pietà prevale”
 dinanzi a schemi di questo tipo…
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Dalla poesia alla prosa…
Se dobbiamo ritenere che sia democratico chi arriva al potere dopo un colpo di Stato, perché quando in Ucraina fu cacciato il governo in carica quello era un golpe, come quello di al-Sisi in Egitto contro i Fratelli Musulmani. Ognuno è libero di dire le sciocchezze che vuole ma adoperare queste categorie per salvarsi la coscienza, è cosa poco seria. Il figlio di Biden è in affari con Zelensky. Zelensky è un signore che dice di voler combattere per degli ideali, ma questi ideali 
hanno anche dei risvolti meno idealistici…
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Vale a dire?
Il Guardian, non la Pravda, nell’ottobre del 2021 fece un ritratto di Zelensky, dal punto di vista affaristico, molto pesante. Incitiamo i nostri simpatici gazzettieri ad andarsi a leggere il Guardian dell’anno passato per avere un ritratto realistico di Zelensky. Dopodiché non mi scandalizzo, perché quando si usano le parole libertà e democrazia c’è odore di propaganda lontano un miglio. O parliamo seriamente o facciamo propaganda. La propaganda peraltro è cosa molto seria, basta non crederci.
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C’è chi accusa la Russia di disinformatia…
Beh, anche il nostro apparato informativo è spaventoso, da quel punto di vista lì. Non ho nessuna tenerezza per la disinformatia russa, però lo spettacolo della nostra stampa, cartacea e televisiva, è peggio del Minculpop. A confronto il Minculpop è un’Accademia dell’Arcadia. Una stampa con l’elmetto, in cui dalla mattina alla sera non si fa altro che blaterare, urlare, protestare, piangere, sentenziare, per creare una psicosi di massa. Devo confessarle che nonostante ne abbia viste tante in vita mia, sono rimasto piuttosto stupito di cotanta prontezza, che fa pensare ad a ordini precisi, con cui la stampa si sia messa l’elmetto. Una cosa francamente penosa. Anche nella psicologia diffusa. Le racconto questa: l’altro ieri ho incontrato un tizio per la strada che mi ferma e mi dice: “Professore, ma lei cosa pensa di quel pazzo di Putin?”. “Qualche responsabilità c’è anche dall’altra parte”, gli rispondo. “Ah”, dice, “ma allora lei la pensa come me”. Questo è un episodio emblematico. Siamo arrivati all’autocensura per timore di scoprirsi. Come durante il fascismo, quando si diceva ma allora anche Lei è contro… Siamo ridotti a questo. Lanciamo almeno un campanello d’allarme affinché la stampa ridivenga dignitosa. Se ce la fa.
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I pacifisti che hanno manifestato sabato scorso a Roma,
 sono stati additati da più parti come dei “filo-Putin”…
È maccartismo puro. Non mi stupisce questo, una volta si diceva sono pagati per questo. È talmente in malafede dire una cosa del genere che non merita neanche un’argomentazione complessa. Perché rivela da sé la natura maccartistica, persecutoria, isterica, di falsa coscienza di una tale valutazione. È chiaro che tutti auspichiamo che si torni a una vera situazione pacifica. Ma ricordiamoci il passato, però…
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Ricordiamolo, professore.
Gorbaciov auspicò la Casa comune europea. E fu respinto. Aggiungiamo anche che dopo la disintegrazione dell’Unione Sovietica, nacque la Comunità degli Stati Indipendenti, di cui facevano parte l’Ucraina, l’Asia centrale russa, la Georgia. La Comunità degli Stati Indipendenti è un concetto. Comunità vuol dire qualche cosa. Se tu dopo un colpo di Stato, quello del 2014, cominci a chiedere di entrare nella Nato, stai disattendendo un impegno preso non molti anni prima. Ci vuole una Conferenza per la sicurezza europea. Una via di uscita. Se esistesse l’Unione Europea, che purtroppo non esiste, la soluzione sarebbe quella di prendere una iniziativa per una Conferenza per la sicurezza in Europa. Di cui gli Stati Uniti non fanno parte. Invece l’Europa è ingabbiata dentro la Nato il cui vertice politico e militare sta negli Stati Uniti. Il comandante generale della Nato per statuto deve essere un generale americano. Il segretario generale della Nato per entrare in carica, anche se si chiama Stoltenberg ed è norvegese, deve avere il placet del governo degli Stati Uniti. Imbavagliati così, balbetteremo sempre.
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In queste settimane di guerra, ci si è molto esercitati nella decodificazione dei vari discorsi pronunciati da Putin, nei quali il presidente russo ha evocato la Grande Guerra Patriottica, la Madre Terra Russia, il panrussismo etc. Da storico: non c’è da temere quando un politico, soprattutto se questo politico ha in mano una potenza nucleare, sembra voler riscrivere la Storia?
Questo mi pare evidente. Solo che il paragone storico più calzante sarebbe un altro…
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Quale?
Quello che un ottimo studioso italiano, Gian Enrico Rusconi, quando la Nato si affrettò a disintegrare la Jugoslavia, intitolò un suo libro, un bel libro, a riguardo Rischio 1914. Ci siamo dimenticati che dopo la disintegrazione dell’Unione Sovietica, la Nato ha voluto, pezzo a pezzo, mangiarsi lo spazio intermedio fino ai confini della Russia? E il primo ostacolo era la Jugoslavia. E quando ci fu la secessione della Croazia, analoga se vogliamo alla secessione del Donbass, il primo a riconoscere il governo croato fu il Papa e il secondo fu il governo federale tedesco. E tutti applaudivano. La secessione della Croazia era un gioiello, una bellezza. Adesso la secessione del Donbass è un crimine. Rischio 1914. Lo dico con allarme. Sul Corriere della Sera, una voce sensata, quella di Franco Venturini, dice: ma ci rendiamo conto che Zelensky sta continuando a chiedere l’intervento militare della Nato, cioè vuole la Terza guerra mondiale…Ce ne rendiamo conto o no?
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Lei come giudica la decisione del governo italiano di inviare equipaggiamenti militari all’Ucraina?
L’Unione europea, che purtroppo non esiste, avrebbe dovuto avere una politica unica su questo come su altri terreni. È piuttosto sconcertante e politicamente sbagliato che ognuno vada per conto suo. Nel caso particolare l’Italia vuole fare la prima della classe. Spero che si mantenga entro limiti accettabili per la controparte, stante che noi abbiamo in casa le basi Nato. Se continuiamo a scherzare col fuoco, facciamo quello che Zelensky insistentemente chiede. A questo proposito mi permetto di raccontare una cosa che peraltro è verificabile. Giorni fa, sulla Rete Tre della televisione, in un talk show c’è in studio una studiosa ucraina, e viene mandato in onda un discorso di Zelensky che viene tradotto, in simultanea, in italiano. A un certo punto, la studiosa ucraina dice “attenzione, la traduzione è sbagliata”, perché lui sta dicendo altro. “E che sta dicendo, le chiede la conduttrice?”. “Sta dicendo che bisogna che la Nato intervenga militarmente”. La traduzione voleva occultare questo. Figuraccia della televisione italiana. Rischiamo di raccontarle queste cose, perché tra breve, non so, leggeremo il Vangelo secondo Riotta? Spero di no.
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Se qualcuno alzasse l’indice accusatorio e dicesse: ecco, il professor Canfora ha svelato di essere un nostalgico del tempo che fu…
Come risponderebbe?
Io non credo di aver manifestato nostalgie nel momento che mi sono più volte espresso intorno agli scenari conseguenti alla sconfitta dell’Unione Sovietica nella Guerra Fredda. Nessuno, però, può toglierci il diritto di dire quello che ha scritto, poco prima di morire, Demetrio Volcic. E cioè che la situazione di equilibrio esistente al tempo delle due super potenze, garantiva la pace nel mondo. Demetrio Volcic. Spero che sia considerato al di sopra di ogni sospetto.
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Umberto De Giovannangeli
Esperto di Medio Oriente e Islam segue da un quarto di secolo la politica estera italiana e in particolare tutte le vicende riguardanti il Medio Oriente.

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Regime Saudita di Atrocità Disumana

#ColombaPace


 Ha condannato e giustiziato 81 persone in un giorno, 
la più grande esecuzione nella storia moderna del Paese.
Mi domando se sia questo il tanto sbandierato " #RinascimentoSaudita " di cui qualcuno blaterava.
E tengo a ricordare che da luglio 2021 il governo Draghi ha revocato la clausola che impediva al nostro Paese di vendere armi al regime Saudita, nonostante la legge italiana impedisca la vendita di armi a stati in guerra, com'è l'Arabia Saudita con il suo sanguinario conflitto in Yemen (ma d'altronde, nel 2015 abbiamo venduto oltre 20 milioni di armamenti alla Russia di Putin dopo l'invasione della Crimea, non dobbiamo sorprenderci troppo).
Blocco di esportazione delle armi che si è ottenuto solo con il precedente governo, dopo anni di pressione da parte della società civile e di una parte della politica, fra cui Sinistra Italiana. 
Vogliamo mandare un messaggio concreto di Pace in questi giorni drammatici? Smettiamola di esportare morte e distruzione, prima di tutto verso questi sanguinari regimi.
Teniamole a mente queste cose, per evitare di trovarci nudi e impreparati quando scoppiano le guerre. 


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Caro Vladimir

Caro Vladimir

 
“Caro Dimitri, caro Ivan, caro Oleg, caro Pavel… e caro Yuri.
 E ci metto dentro anche caro Vladimir, perché in tutta la Russia ce ne sarà pure uno normale.
Caro Misha, ti scrivo dall’Italia, paese che conoscerai per il calcio, 
la pizza e il programma dove ci prendete per il culo ogni Capodanno…
Io non ti conosco, ma mi basta guardare la tua barbetta rada,
 e la divisa troppo grande che in te rivedo mio figlio e tutti i nostri figli.
Caro Boris, so che hai paura e ti senti perduto, ma sappi che tu non hai colpa, hai 20 anni, ti han messo un fucile in mano e ti han mandato in un posto che non sai manco dov’è. Sei diventato una pedina di una partita a scacchi a cui nemmeno pensavi di giocare.
Ti abbiamo fregato. Noi adulti lo facciamo spesso e ora lo stiamo facendo con la guerra che è il modo più infame. E più questa assurda follia va avanti e più ho compassione per te.
Perché alla tua età, a 20 anni, caro Vanja dovresti essere in giro con l’Erasmus, a stapparti una birra con l’accendino e a limonare sulla Rambla, a sederti con tutte le scarpe sugli schienali delle panchine per farti mandare affanculo da quelle come me.
Dovresti andare a farti scoppiare le orecchie dalla musica ai concerti, disegnare come uno scemo con la pipì sulla neve. Sparare sì, ma alla sagra della scrofa della steppa per vincere il peluche alla fidanzata.
E invece sei lì con il cuore nel fango, condannato a
 essere un maschio dell’800 che va a morire per la patria.
Caro Andrej, io lo so che sei un fifone. Sei come mio figlio che quando entra una cimice in camera chiede aiuto a sua sorella che la prende e la libera perché… puoi mica ucciderla.
Caro Dorian. Io non ti conosco, ma potrei essere tua madre, Filippa tua zia e Fabio tuo nonno che ha esagerato con la vodka.
Ti ho fatto ridere? Son contenta. Perchè risate e guerra sono nemici naturali,
 e dove c’è uno non può esserci l’altra.
Caro Victor sappi che tutto questo non è colpa tua. La colpa è nostra. Della generazione dei tuoi padri, quella che viene dal Novecento, un secolo breve, ma bastardo come pochi.
La colpa è nostra che ti abbiamo lasciato un mondo di merda in cui i soldi e il profitto sono gli unici obiettivi che abbiamo.
Caro Vania. Il Ministero della Difesa ucraino ha mandato un messaggio a tua madre, lo sai? Le ha detto che sei prigioniero ma che può venire a Kiev a riprenderti e riportarti a casa. Spero che possa farlo presto. Avrai finalmente  delle donne intorno a te. Quelle che dovranno ricostruire.  
Perché, caro Ivan, voglio credere che tutto questo male finirà e ti renderà un uomo migliore. Migliore di noi, ci va anche poco.
E soprattutto ti auguro di avere un futuro.
Ma un futuro vero, dove nessuno ti chiamerà mai più soldato, ma solo Dimitri, Aliosha e Victor.
P.S. C’è un proverbio russo che esalta l’eroismo e dice: è meglio morire per la zampata di un leone che per il morso di un gatto.
Non farti riempire la testa con questa retorica del cazzo, e ricordati che c’è una terza via: non morire e starsene sul divano con il gatto”.
- Luciana Littizzetto

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Lo Show Ucraino per Conto Terzi

Lo Show Ucraino per Conto Terzi


Nella foto lo Show Man che ipotizza possibile una terza Guerra Mondiale.

È tempo di usare i giusti termini come sostiene Luciano Canfora; le dietrologie sui buoni e sui cattivi, o sulle democrazie e sui regimi, portano a celare il vero problema, che è il conflitto tra Nato e Russia; la prima che vuole continuamente espandersi al di là delle sue presunte missioni, la seconda che non vuole avere sulla porta di casa un inospitabile non invitato.
La recente storia dice che dopo la fine dell’Unione Sovietica, anziché smobilitarsi e sciogliersi per fine missione come ha sostenuto lo stesso Ambasciatore italiano alla Nato Sergio Romano (sostenuto da diversi alti ufficiali), “la Nato ha voluto mangiarsi pezzo a pezzo lo spazio intermedio fino ad arrivare ai confini della Russia.“
Quindi l’Ucraina è al centro del dibattito pur avendo solo un ruolo marginale e, seppur con la grave l’importanza delle vittime causate, le diatribe sulle diverse responsabilità (misurabili solo dai dati certi e non dalle propagande) non conducono alla pace.
Pur considerabili le critiche a Putin, in questo delicato scenario il Presidente dell’Ucraina sta agendo sconsideratamente per speculare. L’11 Marzo 2022 ha dichiarato ai microfoni dell’emittente Usa ABC; " Ho parlato con molti leader occidentali e con loro so che questa guerra non finirà qui; farà scoppiare la Terza guerra mondiale che non finirà mai, in quanto i territori in discussione sono temporaneamente occupati da repubbliche non riconosciute da nessuno". È invece risaputo che la Repubblica del Donbass è stata democraticamente eletta attraverso un referendum referendario
Con il colpo di Stato a Kiev del 2014 (che cacciò dal Governo il Presidente Yanukovich), con la regia degli oligarchi industriali iniziò l’ascesa del ricco ex clown Volodymyr Zelens'kyj, e la parallela omicida repressione nel Donbass. Ma la gravità si accentua con le sue dichiarazioni fatte alla stampa americana quasi invitanti ad una terza guerra mondiale. Questi è un potenziale genocida; e con lui sono responsabili tutti quelli che in nome della resistenza invocano l’invio a lui di armi; compresa la nostra stampa, cartacea e televisiva, dal puro stampo maccartista.

Dal Web

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04/03/22

Vivo e sono Partigiano

Vivo e sono Partigiano


Scrisse Gramsci : ODIO GLI INDIFFERENTI
Credo come Federico Hebbel che 
“vivere vuol dire essere partigiani”. 
Non possono esistere i solamente uomini, gli estranei alla città.
Chi vive veramente non può non essere cittadino, e parteggiare. Indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti.
L’indifferenza è il peso morto della storia. E’ la palla di piombo per il novatore, è la materia inerte in cui affogano spesso gli entusiasmi più splendenti, E’ la palude che recinge la vecchia città e la difende meglio delle mura più salde, meglio dei petti dei suoi guerrieri, perché inghiottisce nei suoi gorghi limosi gli assalitori, e li decima e li scora e
qualche volta li fa desistere dall’impresa eroica.
L’indifferenza opera potentemente nella storia. Opera passivamente, ma opera.
E’ la fatalità; e ciò su cui non si può contare; e ciò che sconvolge i programmi, che rovescia i piani meglio costruiti; è la materia bruta che si ribella all’intelligenza» e la strozza. Ciò che succede, il male che si abbatte su tutti, il possibile bene che un atto eroico (di valore universale) può generare, non e tanto dovuto all’iniziativa dei pochi che operano, quanto all’indifferenza, all’assenteismo dei molti. Ciò che avviene, non avviene tanto perché alcuni vogliono che avvenga, quanto perché la massa degli uomini abdica alla sua volontà, lascia fare, lascia aggruppare i nodi che poi solo la spada potrà tagliare, lascia promulgare le leggi che poi solo la rivolta farà abrogare, lascia salire al potere gli uomini che poi solo un ammutinamento potrà rovesciare. La fatalità che sembra dominare la storia non e altro appunto che apparenza illusoria di questa indifferenza, di questo assenteismo.
Dei fatti maturano nell’ombra, poche mani, non sorvegliate da nessun controllo, tessono la tela della vita collettiva, e la massa ignora, perché non se ne preoccupa. I destini di un’epoca sono manipolati a seconda delle visioni ristrette, degli scopi immediati, delle ambizioni e passioni personali di piccoli gruppi attivi, e la massa degli uomini ignora, perché non se ne preoccupa. Ma i fatti che hanno maturato vengono a sfociare; ma la tela tessuta nell’ombra arriva a compimento: e allora sembra sia la fatalità a travolgere tutto e tutti, sembra che la storia non sia che un enorme fenomeno naturale, un’eruzione, un terremoto, del quale rimangono vittima tutti, chi ha voluto e chi non ha voluto, chi sapeva e chi non sapeva, chi era stato attivo e chi indifferente. E questo ultimo si irrita, vorrebbe sottrarsi alle conseguenze, vorrebbe apparisse chiaro che egli non ha voluto, che egli non é responsabile. Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente,
ma nessuno o pochi si domandano: se avessi anch’io fatto il mio dovere, se avessi cercato di far valere la mia volontà, il mio consiglio, sarebbe
successo ciò che e successo? Ma nessuno o pochi si fanno una colpa della loro indifferenza, del loro scetticismo, del non aver dato il loro braccio e la loro attività a quei gruppi di cittadini che, appunto per evitare quel tal male, combattevano, di procurare quel tal bene si proponevano. I più di costoro, invece, ad avvenimenti compiuti, preferiscono parlare di fallimenti ideali, di
programmi definitivamente crollati e di altre simili piacevolezze. Ricominciano cosi la loro assenza da ogni responsabilità. E non già che non vedano chiaro nelle cose, e che qualche volta non siano capaci di prospettare bellissime soluzioni dei problemi più urgenti, o di quelli che, pur richiedendo ampia preparazione e tempo, sono tuttavia altrettanto urgenti. Ma queste soluzioni
rimangono bellissimamente infeconde, ma questo contributo alla vita collettiva non è animato da alcuna luce morale; è prodotto di curiosità intellettuale, non di pungente senso di una responsabilità storica che vuole tutti attivi
nella vita, che non ammette agnosticismi e indifferenze di nessun genere.
Odio gli indifferenti anche per ciò che mi da noia il loro piagnisteo di eterni innocenti. Domando conto ad ognuno di essi del come ha svolto il compito
che la vita gli ha posto e gli pone quotidianamente, di ciò che ha fatto e specialmente di ciò che non ha fatto. E sento di poter essere inesorabile, di
non dover sprecare la mia pietà, di non dover spartire con loro le mie lacrime. Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze virili della mia parte
già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si
sacrificano, si svenano nel sacrifizio; e colui che sta alla finestra, in agguato, voglia usufruire del poco bene che l’attività di pochi procura e sfoghi la sua delusione vituperando il sacrificato, lo svenato perché non è riuscito nel suo intento.
Vivo, sono partigiano. 
Perciò odio chi non parteggia,
 odio gli
indifferenti.”

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Nazisti Ucraini che Putin vuole Eliminare

 
Nazisti Ucraini che Putin vuole Eliminare


Chi sono i 'nazisti ucraini' che Putin dice di voler eliminare Nel Paese sono attive formazioni dell’ultradestra, che combattono anche contro i separatisti in Donbass. Kiev le ha sfruttate in chiave anti russa ma potrebbero essere un'arma a doppio taglio


 

Il presidente russo Vladimir Putin ha dichiarato di voler “smilitarizzare e denazificare” l’Ucraina, inviando l’esercito per proteggere “le persone che sono state oggetto di bullismo e genocidio da parte del regime di Kiev per otto anni” e per “assicurare alla giustizia coloro che hanno commesso numerosi crimini sanguinosi contro i civili” nelle autoproclamate repubbliche popolari di Donetsk e Lugansk, appena riconosciute dal Cremlino. Il riferimento è alle formazioni politiche e paramilitari di estrema destra che si sono moltiplicate e rafforzate nel Paese ex-sovietico dalla sua indipendenza dall’Unione sovietica nel 1991. Negli ultimi anni alcune di queste sono state appoggiate, più o meno esplicitamente, da Kiev in funzione anti-russa e si sono rese protagoniste dei combattimenti nelle province separatiste contro i ribelli foraggiati da Mosca. Ma, a seconda di come si evolverà il conflitto, potrebbero diventare un boomerang contro lo stesso governo ucraino. “Denazificare” l’Ucraina Da mesi la propaganda russa sta denunciando la presenza di elementi dell’ultra-destra tra i combattenti nelle aree contese dell’Ucraina orientale, definendoli i “degni eredi” delle brigate che, guidate da Stepan Bandera, contribuirono all'attacco all'Urss (proprio in Ucraina) durante la Seconda Guerra mondiale puntando a creare uno Stato indipendente alleato della Germania di Adolf Hitler. Per combattere accanto ai tedeschi queste brigate si organizzarono nell’Armata ucraina d’insurrezione. Da questa si creò poi una divisione delle Ss (la 14esima Waffen Ss Galicia), che sventolava l’antica bandiera ucraina gialla e blu, vietata dal regime sovietico. Da Bandera all’Euromaidan Formazioni dell’ultra-destra ucraina hanno successivamente combattuto contro i russi a più riprese: a fianco dei georgiani nel 1993, contro i separatisti dell’Abcasia sostenuti da Mosca, e nel 1994 insieme ai ceceni. In entrambi i casi, si sono trovati dalla parte “perdente”, ma in Russia il ricordo dei “nazisti ucraini” è tutt’altro che sbiadito. Nel 2004, i nazionalisti ricomparvero (seppur con un ruolo marginale) nella cosiddetta rivoluzione arancione in Ucraina, che portò il filo-occidentale Viktor Yushchenko a insediarsi alla presidenza. Ma fu nel 2014 che i gruppi ultranazionalisti riacquisirono centralità nelle vicende ucraine. Durante le settimane dell'Euromaidan, gruppi come il Settore destro, i Patrioti dell’Ucraina e i Battaglioni di difesa territoriale salgono sulle barricate per spodestare il presidente filorusso Viktor Yanukovich. E da quando i separatisti sostenuti da Mosca hanno cominciato il conflitto nel Donbass, queste formazioni sono scese in prima linea negli scontri con i ribelli, e sono state accusate (non solo dai russi) di gravi abusi e violazioni dei diritti umani, anche contro i civili. In questi anni si è peraltro estesa sostanzialmente anche l’influenza politica esercitata da questi gruppi della destra radicale. Pur non potendo contare su una nutrita rappresentanza in parlamento, l’ultra-destra ucraina riesce comunque a condizionare la classe dirigente grazie al suo radicamento nelle piazze. Secondo molti osservatori, ad esempio, Kiev non ha mai applicato i punti dei protocolli di Minsk che prevedevano un’intesa con i separatisti anche per le pressioni di queste forze nazionaliste e neonaziste. Il battaglione Azov Tra i gruppi neonazisti ucraini il più forte è sicuramente il cosiddetto battaglione Azov. Il corpo nacque nel maggio 2014 a Mariupol, una città ucraina affacciata sul Mar d’Azov, per opera di Andriy Biletsky, un militare noto con l’appellativo di “Führer bianco” e sostenitore della purezza razziale della nazione ucraina. Si trattava inizialmente di una milizia irregolare composta da ultras neonazisti che combattevano contro i ribelli ucraini filorussi, macchiandosi secondo diverse fonti (tra cui Amnesty international e l’Osce, l’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa) di numerose atrocità anche contro la popolazione civile, tanto nel settore di Mariupol quanto negli oblast orientali, da Kharkiv a Lugansk. Nell’ottobre dello stesso anno il battaglione diventò così imponente da essere inquadrato nella Guardia nazionale, sotto il controllo del ministero degli Interni, per sfruttare al meglio le milizie rivelatesi cruciali per arginare l’avanzata dei ribelli nel Donbass. Biletsky ottenne il grado di colonnello e una medaglia al valore per aver guidato la squadra probabilmente più efficace al fronte. Ora l’Azov, che conta circa 1.260 effettivi, è un reggimento di forze speciali e viene addestrato da istruttori Nato, ma ha mantenuto le insegne che ricalcano gli emblemi delle Ss naziste sopra al cosiddetto sole nero, un altro simbolo caro a Hitler. Dal febbraio 2019 è dislocato nuovamente in Donbass, e probabilmente nelle prossime ore sarà ancora in prima linea contro le forze armate russe. Le conessioni europee Il movimento ha tentacoli in tutta Europa e anche oltre: insieme ad altre organizzazioni forma una rete nera di reclutamento internazionale che richiama neonazisti e suprematisti bianchi da entrambe le sponde dell’Atlantico (anche attraverso Facebook), guadagnandosi il soprannome di “legione nera ucraina”. Centinaia di giovani giungono da luoghi diversi in Ucraina per combattere tra le sue fila, e una volta rientrati nel proprio Paese mantengono il collegamento con i centri di reclutamento ucraini. In Italia il battaglione ha avuto diversi contatti con la galassia dei gruppi di estrema destra (messi in evidenza anche attraverso le indagini sulle reti del neoterrorismo nero) e in particolare con i militanti di CasaPound, alcuni dei quali avrebbero partecipato agli addestramenti dell’Azov. Il partito Ma l’Azov non è solo un reggimento: è anche un movimento politico, che si è dato una struttura nel corso del tempo. Il suo fondatore Biletsky ha creato un partito, Corpo nazionale, nell’ottobre 2016 e ha pubblicato un libro, “Le parole del Führer bianco”, che funziona da manuale per l’addestramento delle reclute. Il campo d’azione dell’Azov si è espanso, tanto da inglobare altri soggetti della galassia dell’estrema destra come i Patrioti dell’Ucraina (i quali erano stati accusati di aver aggredito dei migranti e degli studenti). Intervistato da Repubblica, Biletsky ha dichiarato di essere un uomo di destra ma di non considerarsi né nazista né fascista. Quanto ai crimini di guerra di cui il suo reggimento è accusato, non li ha riconosciuti e anzi ha detto che i suoi uomini “si sono sempre comportati da cavalieri, al contrario dei russi”. Alcuni “reparti nazionali” (costole dell’Azov) si sono presentati alle elezioni parlamentari del 2019, ma non hanno raggiunto la soglia di sbarramento. Il loro programma politico comprendeva l’espansione dei poteri presidenziali, la rottura dei legami con Mosca, l’opposizione all’ingresso di Kiev in Ue e nella Nato, il rilassamento delle norme sul porto d’armi e la reintroduzione della pena di morte per alcuni reati. Pressione su Kiev Pare addirittura che le classi dirigenti ucraine abbiano esortato queste formazioni ad armarsi più pesantemente nella prospettiva di una resistenza armata contro i russi, come riportato dal New York Times. Ma si potrebbe trasformare in un’arma a doppio taglio per il governo ucraino, nel caso in cui gli ultranazionalisti ritenessero che Kiev abbia concesso troppo a Mosca per ottenere una tregua. “Se qualcuno nel governo ucraino cerca di firmare (le trattative con la Russia), un milione di persone scenderà in strada e quel governo cesserà di essere il governo”, ha dichiarato Yuri Huymenko, capo del partito-milizia Ascia Democratica, un'altra formazione di estrema destra nata negli ultimi anni. Con il suo gruppo si era detto pronto ad imbracciare le armi, e non perdonerebbe al proprio Paese una linea troppo “morbida” nei confronti dell’invasore: prima di fare concessioni al Cremlino, ha sostenuto, bisogna resistere. E molti partiti politici sono dello stesso avviso: non si può cedere a Mosca. Secondo Oleksandr Ivanov, a guida del Movimento contro la capitolazione, la società civile in Ucraina "ha un’influenza maggiore sulla politica rispetto ai partiti politici veri e propri”. Questo significa che “firmare compromessi è una garanzia per avere proteste”. Tradotto: il presidente ucraino Volodymyr Zelensky deve prestare attenzione sia alla minaccia esterna, i carri armati russi, sia a quella interna, i destabilizzatori nazionalisti. E, nelle parole di Huymenko, i politici di Kiev “temono più il popolo ucraino che l’esercito russo”. Dal canto suo, Zelensky aveva accusato Ascia democratica di un tentato colpo di Stato in autunno, ma l’attacco ordinato da Putin ha rimescolato tutte le carte in tavola. .

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Repubblica Federale di Nuova Russia

Repubblica Federale di Nuova Russia



La Repubblica Popolare di Donetsk è stata fondata il 7 aprile 2014 dai separatisti ucraini filo-russi in lotta contro il governo centrale di Kiev ed è oggi la loro principale roccaforte; insieme alla vicina Repubblica Popolare di Lugansk forma la Repubblica Federale di Nuova Russia (Novorossiya), stato che non è riconosciuto internazionalmente. I separatisti sono stati identificati più volte da vari esponenti italiani di sinistra come dei “partigiani”, degli “antifascisti”, 
in lotta contro il governo di destra di Kiev.

L’ideologia politica che sta alla base della Repubblica di Donetsk è però molto lontana da questa descrizione, ad esempio l’attuale Governatore del Popolo della Repubblica Popolare di Donetsk, Pavel Gubarev, ha iniziato la sua carriera politica nell’organizzazione neonazista “Unione Nazionale Russa” e non sembra affatto aver abbandonato la sua anima neofascista. Al congresso del nuovo partito da lui fondato il 14 maggio, Nuova Russia, con l’obiettivo di rappresentare l’anima politica delle Repubbliche Popolari, erano presenti come relatori lo scrittore russo “nazi-stalinista” Alexander Prokhanov e il filosofo dell’estrema destra Alexander Dugin.

Prokhanov è editore di “Zavtra”, un giornale della destra imperialista russa, e nel 1999 invitò David Duke, leader del Ku-Klux-Klan a visitare la Federazione Russa. Oltre ad essere vicino al Governatore Pavel Gubarev, Prokhanov ha avuto ottime parole anche per il Primo Ministro della Repubblica Popolare di Donetsk Alexander Borodai, definendolo un “vero nazionalista russo bianco”. I due si conoscevano da tempo: Borodai, che è un cittadino russo, fino all’inverno scorso scriveva su “Zavtra”.

Nella stessa rivista scriveva anche Igor Strelkov, l’attuale Comandante della Milizia Popolare del Donbass (l’esercito di Donetsk), un soldato russo che aveva precedentemente combattuto in Transnistria, Bosnia e Cecenia e che ha alle spalle una militanza in organizzazioni monarchiche.

Ma rapporti ancora più stretti esistono tra la Repubblica Popolare di Donetsk e Aleksandr Dugin, anch’esso presente al congresso fondativo del partito Nuova Russia e vicinissimo agli attuali leader di Donetsk fin da prima dello scoppio del conflitto. I suoi articoli vengono pubblicati frequentemente sul sito del partito, che lo considera il suo punto di riferimento ideologico.

Dugin, che è stato di recente in Italia invitato ad una conferenza organizzata da una associazione legata alla Lega Nord, fu uno dei fondatori del Partito Nazional-Bolscevico (quello con la bandiera nazista e la falce e il martello neri al posto della svastica) ma se ne staccò poi da destra, accusando l’altro fondatore, Eduard Limonov, di essere troppo filo-occidentale. In un suo famoso articolo del 1997 dal titolo “Fascismo immenso e rosso”, Dugin sosteneva la necessità per la Russia di “un fascismo originale, reale, radicalmente rivoluzionario”. Oggi ritiene che la Russia dovrebbe tornare ad avere una politica più marcatamente imperialista.

Sono stati tracciati brevemente i profili dei leader più importanti, ovvero il Governatore del Popolo, il Primo Ministro e il Capo dell’esercito, e dei loro riferimenti politici, ma la lista potrebbe continuare, citando ad esempio Aleksandr Matyushin, che fu in prima fila durante le occupazioni degli edifici pubblici di Dontsek allo scoppio del conflitto e oggi gestisce i rapporti della Repubblica Popolare con la Russia e la Bielorussia, grazie ai suoi rapporti di lunga data con Dugin. Durante un comizio pubblico disse ai manifestanti:

“In Europa c’è la sodomia, ci sono matrimoni tra persone dello stesso sesso, c’è una piena degradazione della società. L’Europa sta arretrando di fronte all’Islam e nel continente il nome più diffuso tra i neonati è Mohamed. [Gli europei] si preoccupano troppo dei diritti umani e hanno paura di offendere qualcuno. Per questo gli islamici si fanno sempre più arroganti. Anche da noi sarà così. L’Europa ci cancellerà, rischiamo di essere invasi dall’Islam, che si sta già sviluppando in Crimea. Io sono a favore del nazionalismo russo, e dell’amore per il mio popolo”.

Per quanto riguarda invece la Costituzione della Repubblica Popolare di Donetsk, adottata il 14 maggio 2014, è molto eloquente nel confermare i legami ideologici con l’estrema destra russa. L’articolo 31.3 vieta ogni possibile forma di unione “perversa” tra persone dello stesso sesso, che verrà perseguitata. L’articolo 9.2 dichiara che la fede ortodossa professata dalla Chiesa Ortodossa Russa (Patriarcato di Mosca) è la religione di stato. L’articolo 6.5 dichiara che tutte le autorità politiche della Repubblica dovranno rispettare i valori tradizionali religiosi, sociali e culturali del “Mondo Russo”. Gli articoli 3 e 12.2 sanciscono il diritto alla vita fin dal momento del concepimento, implicando in tale modo il divieto all’aborto.

Comprendere il carattere reazionario e neofascista delle Repubbliche Popolari non significa negare lo spostamento a destra del governo di Kiev, né i suoi legami coi movimenti neofascisti ucraini. Significa invece comprendere – per citare un gruppo ucraino di sinistra – l’allarmante situazione che vede nazionalisti di estrema destra e spesso anche apertamente neonazisti presenti in entrambe le parti del conflitto. E’ questo, secondo loro, il fattore principale che ostacola una soluzione politica della crisi. 

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Giulietto Chiesa tra Russia ed Ucraina

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