09/06/10

La Fenomenologia del mondo dello Skating


Riassumere in breve la storia dell’internazionalizzazione dello skateboarding non è un compito facile.  Lo skateboarding internazionale, benché sia un’attività relativamente recente, è un argomento troppo vasto per poter essere affrontato in poche righe.
Ve lo racconteremo in versione ridotta. Salteremo quindi le origini dello sport, che risalgono agli anni Quaranta o Cinquanta quando qualcuno, da qualche parte, ebbe l’idea di applicare quattro piccole ruote alla sua tavola 2” x 4” e scoprì il fuoco. Salteremo a piè pari anche gli anni Sessanta e Settanta quando i surfisti eseguivano rotazioni e piroette sui loro skateboard e in qualche modo riuscivano ad aggiudicarsi trofei per le migliori giravolte acrobatiche.
Il vero skateboarding, lo skateboarding spericolato e illegale cominciò a decollare nei tardi anni Settanta, quando una trasgressiva crew di surfisti provenienti da Venice Beach (California), conosciuti come gli Z-Boys, iniziò a intrufolarsi nei cortili delle ville e a cavalcare le piscine vuote. Da quei giorni ribelli in poi, lo skateboarding era ormai entrato in azione.
Non era comunque facile scovare piscine vuote e così i ragazzi iniziarono a costruirsi da soli le rampe verticali e il vertical skating dominò la prima parte degli anni Ottanta. È in questo periodo che lo skateboarding esplode al di fuori dei confini californiani e conquista il mondo. Così abbiamo cominciato a vedere ragazzi da ogni angolo del globo diventare degli skater professionisti ingaggiati da società americane. Nella metà degli anni Ottanta, lo svedese Per Welinder entrò nei Bones Brigade sfoggiando una delle grafiche da skate più leggendarie. Dopo aver lasciato la Powell Peralta nell’85, i fondatori della società Santa Cruz, nel 1986, trasformarono il tedesco Claus Grabke in un professionista. I produttori degli Skateboards Vision agguantarono il neozelandese Lee Ralph. Il danese Nicky Guerrero divenne un membro dei Bones Brigade della Powell Peralta.
Tutti questi nuovi pionieri della tavola a rotelle mostrarono agli adolescenti di tutto il mondo che non era necessario essere il tipico bullo da spiaggia, biondo e californiano, per diventare un professionista dello skate. Gli acrobati della tavola non solo stavano ormai conquistando la scena mondiale ma, mentre gli street skater copiavano e adattavano le figure del freestyle skating (diretta evoluzione delle acrobazie dei surfisti dei primi anni Settanta che mescolavano flip e rotazioni della tavola), gli skater freestyle di tutto il mondo iniziavano anche a fondare i loro brand. Il freestyler francese Pierre Andre Senizergues esportò negli Stati Uniti il marchio europeo delle sue scarpe da skate, le Etnies, e avviò la Sole Technology che produce i modelli Etnies, Emerica ed eS footwear. Inoltre ingaggiò l’ex freestyle professionista inglese, Don Brown, affinché lo aiutasse a dirigere la società.
Durante gli anni Novanta, lo street skating si è trasformato in quella forma più popolare quale è lo skateboarding ed è rimasto tale da oltre 15 anni per il semplice motivo che chiunque, in qualunque luogo, poteva cimentarsi in questo sport. Non c’è bisogno di piscine, rampe o parchi. Basta avere una tavola e una piastra di cemento. Così sulle spiagge della California arrivò un’ondata di skaters da ogni angolo del pianeta per seguire il loro sogno e diventare dei professionisti delle quattro ruote. Il brasiliano Bob Burnquist, una delle più grandi leggende dello skate, ha aperto la strada a tutti i brasiliani e sud americani, e decine, forse centinaia, hanno seguito le sue orme in America per guadagnarsi da vivere come skater. Lo stesso vale all'incirca per ogni altra parte del mondo. Ai nostri giorni è difficile immaginare un qualsiasi angolo del globo che non sia rappresentato da uno skater. Red Bull ha recentemente scoperto Chris Pfanner. Impossibile poi contare tutti quelli sfornati dall’Inghilterra, senza inoltre dimenticare Flip e Blueprint, due marchi leggendari per il mondo dello skate. Stessa storia per l’Australia. La stessa etichetta newyorkese della 5Boro riconosce l’importanza del professionismo su scala internazionale e per questo motivo ha schierato fra le sue fila 2 skater giapponesi e un italiano. E l’elenco potrebbe continuare.
Durante gli ultimi 30 anni infine, lo skateboarding ha visto accrescere la propria fama ed ha conquistato un numero inimmaginabile di appassionati. In America, lo skateboarding è lo sport più popolare tra i ragazzini dagli 8 ai 14 anni di quanto lo sia il “Passatempo Nazionale”, ovvero il baseball. La sua fortuna può essere in parte attribuita al mercato mondiale. I team di skateboard assomigliano sempre più a una tavola rotonda delle Nazioni Unite.
Finalmente è stata riconosciuta la forza del panorama internazionale di skateboard e, nel 2010, il Red Bull Manny Mania, il più grande skateboarding contest su due ruote, sarà disputato in oltre 20 nazioni. Un evento di portata mondiale che scorterà i migliori esordienti della tavola a rotelle alla Finale Mondiale del Red Bull Manny Mania di New York. Il vincitore di questa gara dilettantistica si aggiudicherà anche un biglietto esclusivo per partecipare alle successive gare professionistiche dove gareggerà in qualità di esordiente contro alcuni dei più grandi fuoriclasse mondiali, con la possibilità di portare a casa 10.000 dollari.
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