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12/12/21

Salvini il Prefetto Di Bari L'hai nominato Tu

Salvini il Prefetto Di Bari L'hai nominato Tu

«Umanamente mi dispiace per la moglie (Rosalba Bisceglia ndr) perché è una storia di sofferenza che io rispetto anche e soprattutto alla luce del principio di innocenza, che sulla carta dovrebbe valere per tutti», dice Mimmo Lucano dopo le dimissioni del capo dipartimento libertà civili e immigrazione del Viminale Michele Di Bari. L’ex sindaco di Riace lo conosce bene perché dal 2017 al 2019 è stato prefetto a Reggio Calabria e ha gestito il caso Riace. «Le mie critiche sono state sempre di natura politica e le sue dimissioni la dimostrazione che la luce si fa strada da sola».
L’inchiesta che vede coinvolta la moglie è indubbio che abbia creato in lui un qualche imbarazzo da cui pensa di sottrarsi rassegnando le dimissioni. Ma il problema è di natura politica. Troppi misteri si sono annidati nella prefettura di Reggio quando a guidarla era Di Bari. Prima che lui arrivasse, Riace aveva avuto sempre rapporti molto stretti con la prefettura perché era sempre disponibile ad accogliere a tutte le ore i migranti. Un filo diretto tra istituzione e seconda accoglienza che funzionava. Poi, con il cambio al vertice, tutto è iniziato a mutare. La prefettura è diventato luogo ostile, era impossibile comunicare con i funzionari. In quel tempo la notorietà acquisita da Riace era alta e aveva attirato l’attenzione mondiale. Sono iniziate le ispezioni della Guardia di Finanza, dei funzionari prefettizi. Quattro relazioni in poco tempo, due a favore e due contrarie. Una di queste, quella più favorevole dove si descrive il modello di accoglienza di Riace, così come lo raccontava il mondo intero, è sparita. Abbiamo aspettato un anno con incessanti richieste formali dei miei legali prima di poterla leggere per intero. Un giorno mi presentai con padre Zanotelli in prefettura e Di Bari si rifiutò di incontrarci. Mentre fu molto solerte e puntuale nel firmare l’autorizzazione a una manifestazione Neofascista a Riace. Portarono le Bandiere nere dei Neofascisti fin sotto al Comune. Una vergogna.


Matteo Salvini è capace di tutto, anche di smentire se stesso. Ma se è stato lui a nominare Di Bari capo dipartimento del Viminale, cosa vuole ancora? Era stato lo stesso prefetto a firmare l’ordine di demolizione della baraccopoli di San Ferdinando. Quando Salvini si presentò con le ruspe c’era al suo fianco proprio Di Bari. È uno scandalo che Di Bari sia stato confermato al vertice del dipartimento Immigrazione anche dai governi Conte e Draghi. Le piaghe del caporalato, del neoschiavismo, delle baraccopoli come Rosarno e Foggia sono i frutti marci di una politica delle migrazioni fallimentare. Io continuo a girare per l’Italia per raccontare Riace. Per parlare degli sfruttati, rievocare Becky Moses, Soumaila Sacko e gli altri martiri della Piana. Perché, malgrado la procura di Locri, il prefetto Di Bari e gli altri personaggi che l’hanno affossata, Riace è per sempre.

Salvini il Prefetto Di Bari L'hai nominato Tu



Lucano: «Michele Di Bari ha distrutto Riace»
Viminale. Si dimette il capo dipartimento libertà civili e immigrazione. Era stato prefetto a Reggio Calabria dal 2017 al 2019. L’ex sindaco del borgo calabrese:
 «Quando arrivò in prefettura per noi cambiò tutto»

Lasciarli clandestini conviene. Puoi pagarli 25 euro per 10 ore di lavoro intanto che tuoni contro l'invasione. Fingendo di ignorare quanta parte dell'economia italiana si regga sullo sfruttamento dei migranti. Per questo il modello Riace dava tanto fastidio.


Sono 16 gli indagati nell'inchiesta portata avanti dalla procura di Foggia, sul caporalato. 
Tra di loro la moglie del prefetto Di Bari.
Gravi le accuse.
Inevitabili le dimissioni del capo del dipartimento immigrazioni del Viminale, 
dopo l'indagine della moglie.
E come al solito, Salvini non può evitare di buttarla in caciara, mettendo in piedi, insieme alla Meloni, il solito becero sciacallaggio.


Peccato, però, che abbia dimenticato un piccolo dettaglio: il Prefetto Di Bari, l'ha nominato lui! 
L'ennesima gaffe dettata dalla propaganda leghista.

#Foggia #caporalato

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28/09/21

Salvini Capitano della Bestia Drogato e Gay


Salvini Capitano della Bestia Drogato e Gay


 La vicenda riguardante Luca Morisi è grave non tanto da un punto di vista giudiziario (tutto da verificare), ma da quello etico e politico. Il trionfo dell’ipocrisia. È un po’ lungo, ma leggete bene.
Notte tra il 13 e il 14 agosto 2021. Cascinale di Belfiore, di proprietà di Morisi. Il guru della Bestia salviniana è nella sua mansarda in compagnia di un 50enne. Lo raggiungono due ragazzi: sono di nazionalità rumena, hanno circa 20 anni e vivono fuori dalla provincia di Verona. Pare che Morisi li abbia scoperti e contattati in Rete. I quattro restano in casa per almeno dodici ore. “Un festino, probabilmente. Almeno a mettere insieme i racconti dei vicini, che hanno riferito di rumori per tutta la notte” (Il Fatto). Seconda una di queste vicine, peraltro, i rumeni sarebbero rimasti non 12 ore ma 2 giorni, durante i quali la vicina ha sentito “rumori” di continuo.
Quando i due rumeni vanno via vengono fermati dai carabinieri per un “controllo di routine”, o forse perché sono attenzionati (loro o Morisi?) da un po’. Nella loro auto viene ritrovato un flacone: i due ammettono subito di fronte ai militari dell’Arma che è “Ghb”, la cosiddetta “droga dello stupro”. I due - scrive Repubblica - dicono di averla avuta “gratuitamente” da Luca Morisi, ora indagato per cessione di stupefacenti. Dicono il vero? Mentono?
Scatta la perquisizione nel cascinale. Dentro l’abitazione di Morisi vengono ritrovati 2 grammi circa di cocaina, non occultati. Il possesso di quella modica quantità è un semplice illecito amministrativo, ma il racconto dei due rumeni fa partire l’inchiesta della procura di Verona. Dopo 40 giorni di silenzio, il caso esplode e travolge Morisi e - di carambola - pure Salvini.
Questa vicenda pone alcuni interrogativi non tanto giudiziari (non mi interessano),
 ma politici, etici e morali.
1) Salvini conosce Morisi nel 2012. Per nove anni lo ha visto tutti i giorni. Senza Morisi non si muoveva una foglia. Era potentissimo e presentissimo dentro la Lega e nel cerchio magico salviniano. È certo possibile che Salvini non si sia accorto di nulla in nove anni, ma è anche un po’ strano.
2). Dal racconto dei vicini, dalle ricostruzioni dei quotidiani e dalle deduzioni della Procura, il quadro che emerge è che Morisi abbia organizzato un festino con tre uomini nella sua mansarda, facendo uso di droghe e chiamando due ragazzi ventenni rumeni che non aveva mai visto prima. Quindi: contesto gay (Pillon ha detto che “lo sapevano tutti”), uso di droga (Pillon ha detto che “lo sapevano tutti”) e presenza di “stranieri”. Ovvero tre dei bersagli più mitragliati per anni da Salvini e Morisi.
Ovviamente Morisi può vivere il suo privato come vuole. Ci mancherebbe altro. Ma il punto infatti non è questo. Il punto non è privato o giuridico, ma etico e politico.
Quanto è smisuratamente e incredibilmente ipocrita la Lega salviniana?

Salvini Capitano della Bestia Drogato e Gay


Il guru della comunicazione di Salvini. Il “genio della Bestia” salviniana. Quello che, indubbiamente qualificato e dotato nel suo ruolo, ha fatto crescere i consensi social (e non solo) di Salvini, pubblicando di tutto e spalando sterco su coloro che osavano opporsi al leader della Lega.
Era Morisi, con uno staff di fedelissimi, a colpire gli avversari sotto la cintura. Ascoltava la pancia del paese e manganellava. Sangue social ovunque. I migranti, la Boldrini, Carola Rackete. Conte, Bersani, il sottoscritto. Qualche mese fa furono anche i profili della Lega di Salvini, per dirne una, a veicolare la fake news secondo la quale avrei augurato “di morire come mosche” a chi non voleva regole e mascherine (MAI detto, scritto o pensato. MAI). Immagino che pure quella sia stata una trovata sua.
Morisi e il suo staff hanno distrutto, o provato a distruggere, tutti coloro che si opponevano a Salvini. In ogni modo mediatico, con ogni mezzo comunicativo.


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Salvini Piange al Citofono

Salvini Piange al Citofono


Morisi, regista della "Bestia" di Salvini, inciampa in una brutta storia di droga. E la realtà più amara irrompe nel recinto della propaganda
Luca Morisi, il potente e luciferino regista della macchina della propaganda leghista, l’uomo-chiave del successo social di Matteo Salvini e della sua Bestia, è inciampato in una brutta storia di droga. Saranno ovviamente gli accertamenti della giustizia penale a dire se ha commesso reati. Morisi nei giorni scorsi si era dimesso da tutti gli incarichi nella Lega e oggi, nel momento in cui scoppia lo scandalo, chiede scusa a tutti per quella che ha definito una “caduta” causata da irrisolte fragilità esistenziali. Potremmo fermarci qua, alla nuda cronaca: sarebbe una vicenda
 come tante se non fosse per il calibro del protagonista.  
Ma in questo caso non possiamo fermarci alla cronaca perché questa vicenda riguarda anche lui, il padrone della Bestia, Matteo Salvini, quella sorta di “ministro del Temporale” che ci ha educati ai riti di una giustizia feroce, sommaria, in diretta Facebook, senza difesa, senza appello, senza pietà, capace di trasformare un citofono in un tribunale “fai da te”, capace di irrogare pene estreme con quella invocazione quasi biblica: “sbattetelo in cella e buttate le chiavi”. 
Dirà così anche questa volta? E come riuscirà a collocarlo nella sua narrazione criminologica? Qua non ci sono centri sociali, case occupate e neppure Ong.
Anche se dovesse in questo caso usare parole inusuali nel suo vocabolario, se dovesse usare prudenza in attesa degli esiti investigativi, non dovrebbe a maggior ragione dar conto di tutta la disumanità greve e molesta con cui in questi anni ha avvelenato la vita pubblica? 
Da qui non si può sfuggire: quanto male hanno fatto le sue parole sparate come proiettili, quanti risentimenti e frustrazioni hanno solleticato nel basso ventre di un’Italia sofferente e spaventata?
Il politico-giustiziere è l’icona di una democrazia malata, con il suo magistero si fonda la giurisdizione dell’odio e il sentimento della giustizia muta in istigazione alla vendetta. E con la scelta dei target su cui si accanisce (innanzitutto migranti e profughi, e in generale coi ‘diversi’, diversi secondo la sua ontologia) rivela la sua natura: autoritaria, classista, xenofoba.
Quando interpreti il mondo secondo semplificazioni sguaiate capita sempre che la realtà, la più amara, irrompa nel recinto della propaganda. 

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24/07/20

Sei Finito Salvini Rivolta Social Contro

Sei Finito Salvini Rivolta Social Contro




"Buffone", "falso", "sei finito". La discesa del 'Capitone' inizia dai social. Dopo la giornata di ieri - con il durissimo discorso di Conte e il tentativo di ricucire con il ritiro della mozione di sfiducia al premier -, Matteo Salvini si ritrova, forse per la prima volta, in minoranza anche su Facebook e Twitter. Migliaia sono infatti i commenti sui profili del leghista
 che lo invitano ad "Andare a Casa",
 decine e decine gli insulti, centinaia le proteste di quanti ci avevano "creduto", ma che ora si dicono "pentiti amaramente" dopo quello che giudicano "un tradimento".


"Capitan Coniglio" lo chiamano, sperando "nell'oblio" del leader del Carroccio, colpevole di "incoerenza" ed "eccesso di protagonismo", incapace secondo alcuni di rinunciare al "ruolo di prima donna" per il bene di quegli italiani "che dicevi di voler mettere al primo posto. Tutte balle".

Migliaia i commenti indignati, insomma, che sorpassano, doppiandoli, quelli dei sostenitori irriducibili, ora impegnati a denunciare il complotto Pd-M5S contro il leader padano nell'ultimo post di Salvini. Una minoranza rumorosa, ma pur sempre minoranza per il leghista, che anche attraverso un sapiente uso dei social aveva costruito nel tempo l'immagine di politico 'pop', guadagnando consensi, voti e bagni di folla virtuali.

Oggi, invece, ecco arrivare il duro primo colpo per 'la Bestia', testimoniato anche dalle reazioni al tweet del social media manager del ministro, Luca Morisi, dopo il discorso di Salvini in Senato. Un intervento "stratosferico" per l'esperto social, che è stato però letteralmente massacrato nei commenti fra accuse di vivere "in una realtà paraLlella", battute e gif dal contenuto inequivocabile. Come quella, ad esempio, con il gesto ormai virale di un altro Capitano, il senatore ex 5S Gregorio De Falco, che a Palazzo Madama ha puntato il dito contro Salvini, invitandolo
 senza mezzi termini a tornare a casa.




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10/02/20

Il governo Monti fu chiamato perché c'era la Crisi Creata da Berlusconi Salvini e Meloni

Il governo Monti  fu chiamato perché c'era la Crisi Creata da Berlusconi Salvini e Meloni


Carlo Cottarelli (economista): Monti è stato chiamato perché c'era la crisi. Aumentò le tasse e tagliò le spese, il che nell'immediato non può far bene all'economia ma sarebbe andata ancora peggio se non avesse fatto quello".

Un popolo di smemorati..
Chissà perché il racconto delle destre si ferma all'odiato e sempre citato Monti, ma omettono di dire che fu chiamato a risolvere una crisi devastante innescata proprio dal governo di destra: Berlusconi Lega. 
Berlusconi lV 2008 2011
E dopo i Danni guarda caso la lega scappò all'opposizione, lasciando che i guai li affrontassero altri. 
Criticando aspramente ciò che si è dovuto fare per rimettere in carreggiata il paese. Questa la storia il resto sono bufale. Dovrebbe bastare per capire il personaggio salvini, che a distanza di 9 anni ripercorre lo stesso copione. Sarebbe ora di svegliarsi, sarebbe ora che chi ha provocato disastri paghi politicamente, invece viene premiato con il 30% dai sondaggi e viene accolto come salvatore.
Solo un popolo di folli può comportarsi così.

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