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02/12/15

#labicinonsitocca ha Vinto


Da ieri sulla Rete è partita un’ondata di critiche alla proposta di un senatore Pd, Marco Filippi, per l’introduzone di targa e tassa sulle biciclette. Sui social network all’hashtag #labicinonsitocca sono stati postati migliaia di messaggi di utenti furiosi per l’emendamento al disegno di legge delega di riforma della strada.

Il senatore Pd Marco Filippi ha chiarito: «La tariffa, sarebbe riservata esclusivamente a chi utilizza cicli per fini commerciali come il trasporto di persone»

Tassa bici, dietro front del firmatario:
 “Testo scritto male. Non è mio, mi è stato girato dagli uffici legislativi”

Dopo la protesta, il Senatore Marco Filippi è pronto al dietro front: “Mi dispiace che si sia creato un 
caso sul nulla, forse qualcuno ha voluto fare polemiche gratuitamente. Ci saranno questioni spinose 
nella riforma del Codice della strada, ma non è certo questo il caso"

Il Pd fa marcia indietro. Dopo la protesta sui social network e la mobilitazione di tutto il mondo delle due ruote, il senatore piddino Marco Filippi, il firmatario dell’emendamento “tassa biciclette”, ammette che il testo “è stato scritto male” e dovrà essere riformulato, o addirittura ritirato. Perché, ribadisce, “nessuno all’interno del Partito Democratico ha mai pensato di far pagare chi va in bici. 

Vorremmo solo combattere i furti”. Ma effettivamente il testo presentato al Senato è poco chiaro e allo stato attuale rischia di stangare gli appassionati di tutto il Paese con marchio,
 bollo o targa che sia.

Ad annunciare il dietro front a ilfattoquotidiano.it è proprio chi ha firmato l’emendamento della discordia. Due righe su  “un’idonea tariffa per i proprietari delle biciclette e dei veicoli a pedali adibiti al trasporto” e sulla “identificazione delle biciclette stesse nel sistema informativo del Dipartimento per i trasporti”, che hanno scatenato un putiferio. Perché dietro la formula di modifiche al Codice della strada si celerebbe l’intenzione del governo di tassare le bici. Gli appassionati di tutta Italia si sono mobilitati su internet, tempestando di commenti l’account Twitter del firmatario e creando un hashtag (#labicinonsitocca) che è diventato subito trending topic. E probabilmente proprio la protesta massiccia è alla base della precisazione da parte di Filippi.

“Il documento è stato scritto male. Non è mio, mi è stato girato dagli uffici legislativi perché lo 
presentassi, ma effettivamente può generare confusione”, ammette. “Mi dispiace che si sia creato un 
caso sul nulla, forse qualcuno ha voluto fare polemiche gratuitamente. Ci saranno questioni spinose 
nella riforma del Codice della strada, ma non è certo questo il caso. Il Pd – aggiunge – vuole incentivare e non scoraggiare l’incentivo della bicicletta. Io personalmente ne ho due a casa, ho fatto l’assessore alla Mobilità e amo pedalare. Sono il primo a dire che la bici non si tocca”.

“Partiamo da un presupposto: l’obiettivo del provvedimento è combattere i furti delle biciclette, che in certe città sono ormai fuori controllo. E lo strumento migliore è l’identificazione del mezzo, che scoraggia il furto e soprattutto permette al legittimo proprietario di reclamare l’oggetto una volta ritrovato”, ribadisce il senatore democratico, ricordando che “il progetto del governo segue due direttive: da una parte la lotta al business delle bici rubate, dall’altra la regolamentazione di attività commerciali svolte sulle due ruote, che fin qui sfruttano dei vuoti normativi”. Negando vigorosamente che chi usa la bici per andare a lavoro, o semplicemente per piacere, dovrà pagare qualcosa: “Assolutamente no e se questo fosse l’esito dell’emendamento sarei pronto a stracciarlo domani. Vogliamo combattere i furti e stiamo pensando ad un sistema di marchio del telaio non rimovibile e magari ad un registro delle bici. Tutto questo ovviamente ha un costo di cui non può farsi carico lo Stato, ma sarà solo su base volontaria. Chi vuole, perché magari ha una bici pregiata, potrà farlo, altrimenti nessuna tassa”.

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01/12/15

Targa e Bollo per Biciclette



Targa e bollo per bici: presentata la proposta di legge

Il Senatore PD Marco Filippi ha avanzato una proposta di legge che farà discutere ciclisti e non solo.

Con l’obiettivo di modificare il DDL 1638, il Senatore vorrebbe estendere l’obbligo di bollo e targa anche ai mezzi a due ruote. La proposta infatti propone testualmente “la definizione, nella classificazione dei veicoli, senza oneri a carico dello Stato e attraverso un’idonea tariffa per i proprietari delle biciclette e dei veicoli a pedali adibiti al trasporto, pubblico e privato, di merci e di persone, individuando criteri e modalità d’identificazione delle biciclette stesse nel sistema informativo del Dipartimento per i trasporti, la navigazione, gli affari generali ed il personale”.

Non facendo chiaramente riferimento nel testo alla possibilità di istituire bollo e targa obbligatori per le bici, in molti ieri hanno chiesto maggiori spiegazioni al Senatore, contattandolo su Twitter; Marco Filippi ha risposto così:

L’emendamento quindi non sarebbe altro che una norma contro l’abusivismo per disciplinare il settore commerciale, anche se il testo – così come presentato – non menziona specificatamente le attività commerciali, estendendo di fatto l’obbligo a tutti i veicoli a pedali. C’è da dire inoltre che anche qualora la modifica riguardi solo mezzi utilizzati a scopo commerciale, la previsione più probabile è che la polizia sarà costretta a fermare chiunque circoli in bici con pacchi e buste della spesa al seguito. Come spiega bene bikeitalia.it: “Se, come ha dichiarato lo stesso Filippi, l’emendamento è un tentativo per contrastare le attività della camorra ormai immischiata anche nelle attività dei risciò per turisti nelle grandi città, probabilmente la dicitura dell’articolo di legge andrebbe rivista. In ogni caso, a noi non resta che rilevare come di fronte all’ennesimo problema di questo Paese, il legislatore non trovi nulla di meglio da fare che iperburocratizzare qualunque attività per poi finire a scaricare il tutto sulle spalle delle forze dell’ordine con risultati assai prevedibili.”. 

Siamo alle solite: ancora una volta la buona 
pratica di muoversi in bicicletta viene ostacolata, invece che
 promossa come avviene ormai nel resto dei paesi.

Da ieri sulla Rete è partita un’ondata di critiche alla proposta di un senatore Pd, Marco Filippi, per l’introduzone di targa e tassa sulle biciclette. Sui social network all’hashtag #labicinonsitocca sono stati postati migliaia di messaggi di utenti furiosi per l’emendamento al disegno di legge delega di riforma della strada.

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28/07/10

Risciò elettrico





Per gli amanti dell’aria aperta e della natura, soprattutto nella stagione calda, la bicicletta è la soluzione migliore. Ma se più persone della famiglia condividono la stessa passione e magari vogliono rimanere insieme? Ecco la soluzione: il risciò.



Il risciò è un mezzo di trasporto non recente, poiché già anticamente era adoperato. La sua origine è asiatica, lì infatti in molti paesi è usato praticamente da sempre.
Il risciò è composto da un “carrello” con due ruote, sul quale si possono sedere una o due persone, a cui sono attaccate due lunghe sbarre che verranno afferrate con le mani dall’uomo che tirerà il mezzo. Questa è la prima versione, quella originale asiatica.
Esistono poi delle varianti, come ad esempio quello trainato da un uomo in bicicletta, invece che a piedi, i cosiddetti ciclorisciò. Oppure gli autorisciò, in cui il mezzo è messo in movimento da un motore.
Risciò bicicletta o ciclorisciò
Sembrerebbe che la paternità di questo mezzo di trasporto si debba legare ad un fabbro americano, Albert Tolman, che alla fine del 1800, per conto del reverendo missionario Jonathan Scobie, lo inventò e lo costruì.
La parola risciò, rickshaw in inglese, deriva dal termine giapponese jinrikisha, che significa veicolo a trazione umana.
Risciò a pedali turisticiI risciò apparvero in India, alla fine del 1880, prima a Simla e poi a Calcutta.All’inizio furono utilizzati dai mercanti cinesi per trasportare le merci, poi dal 1914 fu autorizzato anche il trasporto delle persone.
Ai giorni nostri i risciò sono soprattutto utilizzati a livello turistico: sono a quattro ruote e hanno due sedili con pedali per quattro persone, due davanti e due dietro, con volanti per direzionarli e anche copertura superiore.
Ma vi è una grande novità: il risciò elettrico.
Visti i prezzi sempre esorbitanti del carburante principale, cioè la benzina, la necessità di trovare delle valide alternative ha portato ad inventare il risciò ad alimentazione elettrica. L’idea è venuta a  Brent Hatch, un quarantacinquenne statunitense che, per combattere la crisi e le spese familiari, ha trovato una soluzione “fai da te” per porvi rimedio: per meno di 2.000 dollari ha comprato un risciò a trazione a pedali usato e l’ha modificato, montatondovi un motore elettrico.
A questo punto qualcuno potrebbe pensare dove sta allora il risparmio? Il risparmio si trova facilmente nella geniale soluzione, che vede al posto dell’energia elettrica derivante da una presa, l’installazione di pannelli solari fotovoltaici. Ecco il video per vedere in pratica la geniale trovata:


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Volete cimentarvi anche voi in una soluzione del genere? Perché no! Basta avere pazienza, capacità manuale, creatività e il modo per rendere migliore questo nostro pianeta è solo lì ad aspettarci, basta volerlo.
In diverse città, tra cui Torino e Firenze, esistono delle iniziative progettuali molto interessanti, che vedono la possibilità di utilizzare i risciò con pedalata assistita, mezzi verdi, non inquinanti né dal punto di vista dell’aria né da quello acustico, come un’alternativa ecosostenibile al traffico cittadino.


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