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21/12/12

Riduciamo la velocità sulle strade delle nostre città


Riduciamo la velocità sulle strade delle nostre città .
Lanciata da

Secondo i dati INAIL, ogni giorno 57 pedoni sono coinvolti in incidenti stradali 2 dei quali perdono la vita; di questi il 35% viene investito sulle strisce pedonali. In totale fanno 730 pedoni morti all’anno.
Un pedone può essere ucciso dall’imprudenza, dalla disattenzione, dalla non curanza, in ogni caso dall’eccessiva velocità . Per rendersene conto basta pensare che investire una persona a 50, a 75 o a 100 km/h equivale a spingerla giù dal balcone del terzo, del settimo o del tredicesimo piano di un palazzo. Le possibilità di sopravvivenza ad un impatto di questo tipo non serve neppure calcolarle.
7.625 pedoni e 2.665 ciclisti uccisi in 10 anni sulle strade italiane sono un tributo troppo alto da pagare per l’ebbrezza della velocità ed è per questo che chiediamo che venga immediatamente introdotto il limite di velocità massimo di 30 KM/H in tutte le aree residenziali d’Italia, con eccezione delle arterie a scorrimento veloce.
Si stima che ridurre di un solo chilometro orario la velocità media nel nostro Paese farebbe diminuire la mortalità stradale del quattro per cento. Ridurre la velocità media di 20 km/h significa dimezzare i decessi sulla strada.
In cambio dovremo rinunciare alle brusche accelerazioni in città e a circa il 3% del nostro tempo di percorrenza.
Chiediamo solo di poter attraversare la strada ed essere sicuri di arrivare sani e salvi dall’altra parte. Non chiediamo troppo, vero?
Puoi supportare questa petizione anche via twitter usando l'hashtag #30elode
Per maggiori informazioni sulle ragioni tecniche alla base di questa petizione, puoi scaricare un breve sunto della letteratura scientifica disponibile e di alcune esperienze di riferimento.

 FIRMA QUI http://www.change.org/it/petizioni/obiettivo-30elode-riduciamo-la-velocit%C3%A0-sulle-strade-delle-nostre-citt%C3%A0

 LEGGI ANCHE http://cipiri1.blogspot.it/2012/12/ciclisti-picchiati-milano.html


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14/09/12

Milano: 16 settembre 2012 tutti ‘A ruota libera’

  DomenicAspasso, il 16 settembre tutti ‘A ruota libera’

Da piazza Argentina a San Babila una passeggiata aperta a tutti i mezzi ‘a esclusiva propulsione umana’
Milano - Il 16 settembre torna domenicAspasso, il primo appuntamento dell’autunno (i successivi saranno il 14 ottobre e il 18 novembre) con il blocco totale delle auto e delle moto dalle 10 alle 18. Tutti gli abbonati al BikeMi potranno utilizzare gratuitamente il servizio di bike sharing, mentre il biglietto urbano da 1,50 euro sarà valido per l’intera giornata.
Tra i numerosi eventi, sportivi e non, previsti per la domenicAspasso, il 16 settembre è in programma ‘A ruota libera’: una ‘marcia’ molto particolare, in coincidenza con l’avvio della Settimana europea della Mobilità sostenibile. Sarà una passeggiata da piazza Argentina a San Babila (non più da piazzale Loreto a piazza Duomo), aperta a tutti i mezzi ‘a esclusiva propulsione umana’. Largo, quindi, a biciclette (tandem compresi), pattini, schettini, skateboard, macchine a pedali, monopattini, monocicli, tricicli, risciò, rollerblades, ski rolls (sci a rotelle), trampoli e quant’altro. La manifestazione è aperta, ovviamente, anche a pedoni e runners.
L’appuntamento è per le 15.30 in piazzale Loreto. Alla marcia ‘A ruota libera’, organizzata in collaborazione con la Gazzetta dello Sport, hanno già aderito Arci e Legambiente di Milano.

Sui pedali alla (ri)scoperta della città

Diverse le biciclettate previste per il 16 settembre, prima giornata della Settimana europea della Mobilità sostenibile
Milano,  2012 - DomenicAspasso in bicicletta per migliaia di milanesi. Per questo primo appuntamento autunnale senza auto e senza moto dalle 10 alle 18 si moltiplicano le iniziative degli amanti delle due ruote. Biciclettate che nascono direttamente dalla voglia di cittadine e cittadini di riprendersi la città, proposte che arrivano dai singoli e che diventano patrimonio collettivo. Sulla pagina web http://www.comune.milano.it/dseserver/domenicaspasso/index.html sono indicati tutti gli appuntamenti della domenicAspasso in continuo aggiornamento.
I milanesi amano sempre di più la bicicletta, le vendite sono in crescita (+ 30% nel 2011) e il successo del BikeMi  (2.300 mezzi in circolazione a Milano) è un’ulteriore dimostrazione. Proprio oggi è stata attivata la stazione n. 125 di via Fratelli Bandiera: sale così a 144 il numero delle stazioni dove è possibile ritirare le biciclette BikeMi che, in occasione di domenicAspasso, potranno essere prelevate gratuitamente da chi attiverà un abbonamento giornaliero.
“Sarà una domenica di festa per tutti, in cui ci si potrà muovere in città in sicurezza: con i mezzi pubblici, grazie al biglietto da 1,50 valido tutto il giorno, a piedi, per scoprire tutta la bellezza di Milano, o in bicicletta, magari con una delle 2.300 due ruote messe a disposizione da BikeMi. Per l’occasione, il servizio sarà gratuito per chi attiverà un abbonamento giornaliero”, ha dichiarato l’assessore alla Mobilità Pierfrancesco Maran.
Tra le iniziative ricordiamo ‘A ruota libera’, una passeggiata riservata ai mezzi a ‘propulsione umana’ dove, se le biciclette la faranno da padrone, non mancheranno altri veicoli su ruote: pattini, schettini, skateboard, rollerblades. Appuntamento domenica alle 15:30 in corso Buenos Aires angolo piazzale Loreto.
Ciclobby organizza due pedalate: ‘La Milano napoleonica’ (appuntamento alle 10 in piazzetta Reale), alla scoperta dell’eredità bonapartista in città.
La seconda biciclettata si svolgerà in Zona 2, da Loreto a Costantino, in collaborazione con il gruppo di mobilità sostenibile della zona (ritrovo alle ore 10 in piazzale Loreto angolo viale Monza-via Padova).
In bicicletta anche la Milano della ‘movida’: Club Haus 80’s dà appuntamento ai “ciclisti per caso” alle ore 10 sotto la Porta di piazza XXVI Maggio. Si pedala lungo i Navigli fino alla Certosa di Pavia, sosta in agriturismo e ritorno. Vince non chi è più veloce, ma chi si presenta con la bicicletta più strana e originale. Unica regola: è di rigore la partenza alla bersagliera. Info sulla pagina web di domenicAspasso.
Per chi, infine, volesse dedicarsi a una giornata ‘a tutto sport’, l’appuntamento è a Figino, in via Ponte del Giuscano 1/2: dalle 10 alle 19 una giornata dedicata agli sport olimpici e paralimpici, con la possibilità di provare gratuitamente le varie discipline, insieme a insegnanti qualificati e a strumentazioni tecniche installate ad hoc. Partecipano le società sportive, le Onlus, le associazioni di volontariato e culturali della Zona 7.


• Tornano Palazzo Bambino e Area P
• IL PROGRAMMA DELLA GIORNATA

• Temporary store del Brand Milano in piazza Cordusio


divertimento per oggi 

http://carnaval-fantasias.blogspot.it/2012/09/milano-giro-di-giostra-al-rubattino.html 

milano: Giro di GioStra al Rubattino




"Giro di GioStra al Rubattino"

3° edizione






Milano, Parco dell'Acqua o del Rubattino
Domenica 16 settembre 2012

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12/04/12

COPENAGHEN CITTÀ PIÙ CICLABILE DEL MONDO



Ecoturismo su due ruote
COPENAGHEN CITTÀ PIÙ CICLABILE DEL MONDO
Copenaghen è la città più ciclabile del mondo secondo l'Unione Internazionale Ciclismo (Uci) con 390 km di ciclovie per 518.000 abitanti, e altri 100 km in costruzione. Diventano 12.000 km in tutta la Danimarca, un Paese di 43.093 kmq (come Lombardia e Veneto messi insieme). Servizi frutto di investimenti pubblici ma anche dello stile di vita scandinavo. La bici è uno dei mezzi di trasporto preferito dai danesi, che la usano tutta la vita e, nonostante i rigidi inverni, tutto l’anno: ci sono 980 bici ogni 1000 abitanti. Il 55% dei pendolari va a lavorare o a studiare a Copenaghen pedalando. Le bici possono essere trasportate sull'intera rete di metropolitane (non nelle ore di punta), treni urbani e nazionali. Sulla Nørrebrogade, una delle principali arterie cittadine, i semafori garantiscono a chi pedala su due ruote un’onda verde che, nelle ore di punta diurne e serali, permette di coprire i 2,5 km che separano Nørrebro alla zona dei laghi in 7 minuti e mezzo a una media di 20 km orari. Efficienza ma anche sobrietà scandinava: è normale vedere i politici parcheggiare le due ruote davanti al Parlamento e persino la regina e gli altri membri della famiglia reale usano la bici per spostarsi in città.

CITY BIKE ANCHE PER I TURISTI

I turisti possono usufruire del servizio di City Bikes pubbliche lasciando un deposito di 20 corone danesi (meno di 3 euro). Molti alberghi affittano biciclette ai loro clienti per circa 100 corone al giorno (14 euro). E Copenhagen Tour e Bike Copenhagen with Mike organizza visite guidate di Copenaghen (anche a tema) su due ruote per singoli o gruppi.

ITINERARI CICLABILI IN DANIMARCA

La conformazione del territorio, soprattutto piatto nelle isole di Selandia (Copenaghen) e Fionia, e piattissimo nella penisola dello Jutland, rende la Danimarca il Paese ideale per il cicloturismo, che qui non richiede un particolare allenamento ed è praticato anche da famiglie con bambini. Le piste ciclabili raggiungono anche gli angoli più remoti del Paese. Si pedala lungo 7000 km di coste con spiagge, fari, villaggi di pescatori e viste sul Mare del Nord. Tra morbidi paesaggi agresti, boschi e campagne bucoliche colorate di giallo in primavera dalla fioritura della colza. Tra fattorie e castelli. Le ciclovie sono indicate da una segnaletica rappresentata da una bicicletta bianca su sfondo azzurro e da un numero, un nome o un logo che indicano il tipo di itinerario che si sta percorrendo. Ci sono 11 itinerari ciclistici nazionali lunghi da 230 a 650 km, tranne il n°10 – Giro di Bornholm – lungo solo 105 km. L'itinerario della costa occidentale attraversa paesaggi di dune battute dal vento, mentre quello sulla costa orientale è più riparato e si snoda lungo le spettacolari insenature dello Jutland orientale: fanno ambedue parte della strada ciclabile del Mare del Nord, una ciclovia internazionale che collega sette paesi e può essere completata pedalando per 3 o 4 mesi. Una pista ciclabile internazionale collega anche, in 610 km, Copenaghen a Berlino. Per chi desidera prendersela più calma o visitare un’area ristretta c'è la rete di itinerari ciclistici regionali.

IN BICI IN SELANDIA SETTENTRIONALE

La Selandia del Nord offre un’ampia scelta di ciclovie panoramiche. Come la Strandvejen (via della spiaggia), tra Copenaghen e Helsingør e tappa del Percorso Margherita, una strada che attraversa paesaggi molto suggestivi. Da qui si gode la vista sullo stretto dell’Øresund, con le imponenti ville che popolano la costa e si incontrano la Bellevue Beach, il Dyrehaven (Parco dei cervi) e il castello dell’Eremitage. Sul percorso si incontrano numerose attrazioni: il Danmarks Aquarium (Acquario della Danimarca) a Charlottenlund, il Museo di Karen Blixen a Rungsted, il museo d’arte moderna Louisiana a Humlebæk e il Castello di Amleto a Helsingør.

 http://www.ecoturismoreport.it/it/00012/130/copenaghen-citta-piu-ciclabile-del-mondo.html
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09/03/12

una città a misura di bicicletta


 una città 

a misura 

di bicicletta


Gentili direttori del Corriere della Sera, Repubblica, La Stampa, Gazzetta dello Sport, Corriere dello Sport, Il Messaggero, Il Resto del Carlino, il Sole 24 Ore, Tuttosport, La Nazione, Il Mattino, Il Gazzettino, La Gazzetta del Mezzogiorno, Il Giornale, Il Secolo XIX, Il Fatto quotidiano, Il Tirreno, Il giornale di Sicilia, Libero, La Sicilia, Avvenire.


La scorsa settimana il Times di Londra ha lanciato una campagna a sostegno delle sicurezza dei ciclisti che sta riscuotendo un notevole successo (oltre 20.000 adesioni in soli 5 giorni).
In Gran Bretagna hanno deciso di correre ai ripari e di chiedere un impegno alla politica per far fronte agli oltre 1.275 ciclisti uccisi sulle strade britanniche negli ultimi 10 anni. In 10 anni in Italia sono state 2.556 le vittime su due ruote, più del doppio di quelle del Regno Unito.
Questa è una cifra vergognosa per un paese che più di ogni altro ha storicamente dato allo sviluppo della bicicletta e del ciclismo ed è per questo motivo chiediamo che anche in Italia vengano adottati gli 8 punti del manifesto del Times:
  1. Gli autoarticolati che entrano in un centro urbano devono, per legge, essere dotati di sensori, allarmi sonori che segnalino la svolta, specchi supplementari e barre di sicurezza che evitino ai ciclisti di finire sotto le ruote.
  2. I 500 incroci più pericolosi del paese devono essere individuati, ripensati e dotati di semafori preferenziali per i ciclisti e di specchi che permettano ai camionisti di vedere eventuali ciclisti presenti sul lato.
  3. Dovrà essere condotta un’indagine nazionale per determinare quante persone vanno in bicicletta in Italia e quanti ciclisti vengono uccisi o feriti.
  4. Il 2% del budget dell’ANAS dovrà essere destinato alla creazione di piste ciclabili di nuova generazione.
  5. La formazione di ciclisti e autisti deve essere migliorata e la sicurezza dei ciclisti deve diventare una parte fondamentale dei test di guida.
  6. 30 km/h deve essere il limite di velocità massima nelle aree residenziali sprovviste di piste ciclabili.
  7. I privati devono essere invitati a sponsorizzare la creazione di piste ciclabili e superstrade ciclabili prendendo ad esempio lo schema di noleggio bici londinese sponsorizzato dalla Barclays
  8. Ogni città deve nominare un commissario alla ciclabilità per promuovere le riforme.

Cari direttori, il manifesto del Times è stato dettato dal buon senso e da una forte dose di senso civico. È proprio perché queste tematiche non hanno colore politico che chiediamo un contributo da tutti voi affinché anche in Italia il senso civico e il buon senso prendano finalmente il sopravvento.
Vi chiediamo di essere promotori di quel cambiamento di cui il paese ha bisogno e di aiutarci a salvare molte vite umane.
Chiunque volesse contribuire al buon esito di questa campagna può condividere questa lettera attraverso Facebook, attraverso il proprio blog o sito, attraverso Twitter utilizzando l’hashtag #salvaiciclisti e, ovviamente, inviandola via mail ai principali quotidiani italiani.
Scarica qui la lista degli indirizzi mail.
Tutti gli aderenti all’iniziativa saranno visibili sulla pagina Facebook: salviamo i ciclisti

Hanno aderito all’iniziativa:
  1. piciclisti
  2. amicoinviaggio.it
  3.  34×26.wordpress.com
  4. rotalibra.wordpress.com
  5. frrfrc.blogspot.com
  6. wildpigs.it
  7. riky76omnium.wordpress.com
  8. bicizen.it
  9. urbancycling.it
  10. lastazionedellebiciclette.com
  11. rotafixa.it
  12. americancyclo.wordpress.com
  13. biciclettedecadence.blogspot.com
  14. mtb-forum.it
  15.  bdc-forum.it
  16.  lifeintravel.it
  17. milanonmybike.blogspot.com
  18. ditrafficosimuore.org
  19.  raggidistoria.com
  20.  www.ediciclo.it/blog
  21.  www.pedalopolis.org
  22. ciclomobilisti.it
  23. Forum Indipendente Biciclette Elettriche, Pieghevoli e Utility
  24. casbahcicloclub.com
  25. ilikebike.org
  26. bikeride.it
  27. bicisnob.worldpress.com
  28. bicicebasta.com
  29. muoviequilibri.blogspot.com
  30. festinalente.ztl.eu
  31. rotazioni
  32. pisteciclabili.com
  33. ciclistilombardianonimi.blogspot.com
  34. ciclospazio.it
  35. www.bikepride.it
  36. http://re-cycles.blogspot.com/
  37. http://ciclofficinamartesana.blogspot.com/
  38. http://www.ciclobarona.net/associazione.html
  39. www.ciclonauti.org





For eight years in a row now we have protested against our dependence on fossil fuel by riding our bikes across San Francisco... Naked!
Can you think of a better way to get people to pay attention?
This year we want you to ride with us!
Northern Hemisphere Ride
The international ride date for the Northern Hemisphere is the 2nd Saturday in June, and San Francisco will adhere to this rule.
San Francisco's 9th Annual
World Naked Bike Ride will be on
Saturday, June 9th, 2012.
Location
We meet at 11 am at the Justin Herman Plaza, either behind of in front of the large fountain, and will ride down many major streets, all the way down to the Golden Gate Park, and back!
Wiki
Please visit our wiki site additional information and downloadable route maps.

http://sfbikeride.org/

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04/04/11

Tutta mia la città. Diario di un bike messenger


Tutta mia la città.

 

 

Diario di un 

 

 

 

bike messenger

 


Per la rubrica “Racconti d’Ambiente” publichiamo oggi un estratto di “Tutta mia la città – Diario di un bike Messenger” di Roberto Peia (Ediciclo Editore, Collana CicloStile, pag. 208 euro 13.00), fondatore del primo servizio milanese di corrieri in bicicletta.


I primi giorni sono stati fiacchi e un po’ demoralizzanti. Aspettare le telefonate su una panchina del parco Sempione o gironzolare con l’aria svogliata in piazzale Cadorna, vestiti da ciclisti, con messenger bag in spalla e cappellino old style, ti fa sentire un po’ fuori luogo e un po’ scimunito. Ti domandi se i passanti si chiedono perché con quella bici lì, così strana, che sembra quasi una bici da corsa, te ne stai fermo come un pensionato o giri a 5 all’ora nel traffico milanese invece di andartene a pedalare lungo i colli della Brianza o per le stradine della bassa lodigiana. Poi alla prima telefonata schizzi a 100 all’ora manco fossi un pistard ai mondiali di velocità! Ti chiedi se ce la farai ad arrivare presto; se il cliente ti aspetta prima; se ti ha detto oppure no che ha bisogno di una presa red, quella che deve essere consegnata entro 45 minuti; se non stai facendo un giro troppo largo; se era meglio tagliare per via Torino, ma c’è il pavè e ci impieghi dipiù … ahhhhrg!!! Calma!! calma… Milano è una città drogata. Lo si percepisce nei ritmi e nelle azioni di chi la vive oltre che nelle analisi delle sue acque; vale la pena qui ricordare, soprattutto ai non milanesi, i risultati dell’Istituto Ricerche Mario Negri di Milano che ha intercettato nelle acque reflue di Milano i residui delle droghe maggiori: la capitale lombarda primeggia per il consumo di cocaina e si conferma la capitale del consumo di cocaina in Italia con 40 dosi al giorno per 1000 abitanti. Ne viene sniffata1kg al giorno! Milano è come una persona assuefatta all’eroina: non è sicura perché non si cura. Non c’è armonia sul suo volto urbano. Sì, qua e là si vedono tracce vistose di rossetto e di fard, molte infiltrazioni di silicone, trapianti e liposculture, ma non si preoccupa se i reni filtrano bene, se la circolazione funziona, se non servono antidepressivi. Oppure si potrebbe anche dire che si notano frequenti e massicci interventi di photoshop, ma che l’antivirus non è aggiornato; che i tanti e asfissianti pop up che le gravitano addosso ne appesantiscono l’home page e tutto gira piano, sempre più piano, sempre più piano fino al crash finale! …
Oggi sono caduto. Per colpa del peggior mix che possa capitare ad un ciclista urbano: pioggia, pavè e rotaia. In Piazza XXIV maggio che, insieme a corso Lodi e Corso di Porta Romana fino a via Mazzini, si contende la maglia nera di peggior luogo pedalabile in città! Mentre pedalo cercando di tagliare i binari o di evitare i canyon che spesso intersecano il pavè, ho pensato che forse c’è una spiegazione al perché, nonostante le rotaie siano piazzate in posti dove non passa un tram da anni o dove è ormai palese che in quel canyon scorre un fiume carsico, non venga fatto nulla per rimediare: vogliono farla pagare a noi ciclisti, gli eretici del trasporto umano!!! Vogliono che noi si sappia, ogni volta che si passa in corso di Porta Ticinese, che lì, vicino a Sant’ Eustorgio, si ritrovava la “Compagnia dei Quaranta Crocesignati” , il gruppo di volontari (un antesignano delle moderne ronde?) che erano al servizio del Tribunale dell’Inquisizione, che aveva lì la propria sede,in quella chiesa, di fianco alla quale un tempo sorgeva il palazzo del capitano di Giustizia …
Il passaggio a livello di via San Cristoforo. Non passavo sotto le sbarre di un passaggio a livello da quando avevo 8-9 anni.Vicino alla cascina dei miei nonni, giù nella profonda padania cremasco-lodigiana, c’era unpassaggio a livello. Di quelli senza l’intervento umano, quindi le sbarre erano spesso abbassate e per lungo tempo. Ogni tanto inforcavo la bicicletta della zia Franca (me la ricordo ancora: azzurra, con la retina per impedire che la gonna entrasse nella ruota posteriore, qualche macchiolina di ruggine sulla pipa e sul manubrio) e me ne andavo in giro per la campagna. La cosa che mi piaceva e mi inorgogliva di più era quando mi mandavano, d’estate, a portare il barilotto di acqua e ghiaccio ai contadini nei campi: ricordo che quando mi vedevano arrivare sulla bici, smettevano di lavorare e si sbracciavano. E quando iniziavo a distribuire l’acqua, con il mestolo di rame (che particolare sapore aveva!!!) da cui bevevano tutti, piovevano pacche sulle spalle e ringraziamenti… Le mie prime consegne non erano molto urban.
“Al centro le periferie” era uno slogan elettorale di non ricordo più quale candidato alla carica di Sindaco di Milano di non so più quale anno. A Milano le periferie restano lontane dal centro e per chi pedala sembrano essere sempre più lontane. In centro si trovano ‘monumenti insigni’,‘permanenze’, ‘fulcri immutabili’. In periferia è più facile trovare ‘anonimi obbrobri’, ‘provvisorietà’,‘nuclei scardinati’. Tempo fa le chiamavano Coree, luoghi dove sorgevano dall’oggi al domani delle abitazioni costruite dagli immigrati stessi, allora clandestini del lavoro, arrivati per lo più dal meridione d’Italia. Oggi sorgono ancora nel giro di una notte, in luoghi ancor più nascosti, costruite da clandestini che stavolta arrivano dal meridione del mondo, con materiali ancora più poveri: ho visto baracche costruite con cassette della frutta e tenute insieme e impermeabilizzate con il domopack. Indro Montanelli già alla fine degli anni ‘70 diceva di rimpiangere le periferie che non erano più quelle di prima, dove la campagna iniziava a collegarsi alla città e dove c’era una cultura di vita che oggi non c’è più, schiacciata dalla televisione. In effetti più ci si allontana dal centro e più aumentano le parabole sui balconi. Sono quasi un’altra città… ad un certo punto pedali e, senza sapere il perché, ti rendi conto che stai oltrepassando un nuovo dazio, un nuovo confine. E subito dopo inizi a sentire lingue diverse, a vedere negozi con merci di altri paesi, a vedere visi e abiti di altri colori…
Ho detto che le paraboliche del Vigorelli sono spaventose perché io mi sono spaventato…Nei giorni della prima edizione del Bicycle Film Festival venne a Milano anche Lucas Brunelle, forse il più famoso e pazzo ciclo-video-maker americano (o del mondo?), autore di riprese mozzafiato di molte gare di messengers newyorchesi, che riprende con delle videocamere montate sul suo casco. In quella occasione chiese se vi fosse qualcuno disposto ad accompagnarlo in un veloce, nel senso di chilometri orari, tour della città. Era quello il periodo delle ultime gloriose ed emozionanti velocity, le gare antesignane delle alleycat milanesi, e così un gruppetto dei partecipanti a queste gare, che si facevano per lo più all’alba, si prestò a fare da ciclocicerone a Lucas. L’appuntamento fu proprio al Vigorelli, dove avevamo intenzione di fare vedere all’americano un altro dei luoghi storici della Milano a pedali: la bottega di Masi. Faliero Masi, corridore professionista negli anni ’30, è stato probabilmente uno dei più prestigiosi costruttori di biciclette italiani. Dopo il ritiro dalle corse, nel 1952 aprì la sua bottega proprio sottouna delle gradinate del Velodromo Vigorelli. Per la sua abilità di telaista fu soprannominato “il sarto”, e a lui si rivolsero campioni come Fausto Coppi, Fiorenzo Magni, Luison Bobet, Jacques Anquetil, Antonio Maspes, Eddy Merckx, Felice Gimondi, Vittorio Adorni e molti altri ancora per farsi “cucire” addosso delle bici su misura. La boutique di Masi è ancora lì, sotto una curva del Vigorelli. Oggi al posto del capostipite Faliero, c’è suo figlio Alberto ed era proprio lui che volevamo presentare a Brunelle. Ma mentre eravamo lì ad ammirare congiunzioni e guarniture, ecco arrivare sulla sua single speed Zanna che ci dice “ Ehi , ragazzi, c’è un cancello del Vigorelli aperto!” Ci siamo guardati vicendevolmente negli occhi e, come un sol uomo, abbiamo inforcato le nostre cavalcature – quasi tutti eravamo su bici a scatto fisso – e ci siamo lanciati sulla pista…
Roberto Peia*
*Roberto Peia ha cinquantacinque anni; giornalista professionista con esperienza sul web, in televisione, alla radio e sulla carta stampata. Ha inoltre esperienza del mondo consumerista italiano (Altroconsumo e associazioni a tutela del cittadino). Una grande passione e amore per la bicicletta lo spinge a fondare, insieme a due amici, UBM – Urban Bike Messengers, la prima società di pony express in bicicletta.


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PREVISIONI 2015

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09/06/10

Trasforma la città nel tuo skatepark dei sogni



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Trasforma la città nel tuo skatepark dei sogni!
Shaun White Skateboarding consentirà a tutti i giocatori e gli appassionati di skate di trasformare una città grigia e noiosa in uno straordinario skatepark. Le caratteristiche specifiche della versione Wii saranno svelate al prossimo E3 che si svolgerà a Los Angeles nel mese di giugno.
“Quando abbiamo iniziato a sviluppare Shaun White Skateboarding, volevamo assicurarci di offrire ai giocatori la stessa visione che gli skater hanno del mondo” ha dichiarato Nick Harper, direttore creativo del gioco.
“Quello che a noi sembra un semplice corrimano, in realtà è un grind perfetto. Una panchina è un’ottima piattaforma per effettuare dei salti, un vialetto può trasformarsi in una rampa. Abbiamo preso questa idea e l’abbiamo ampliata, per dare il nostro tocco personale al genere e per realizzare un prodotto che consentisse a tutti di divertirsi esprimendo la propria creatività.”
I giocatori iniziano il loro viaggio in una città suddivisa in molti quartieri diversi. Facendo skate e completando le varie sfide, daranno vita alla città sbloccando nuove zone e trasformando l’aspetto degli edifici. Nel corso del gioco sarà possibile allungare e curvare i corrimani ad altezze vertiginose, usare fontane vuote come bowl, trasformare le strade in rampe e molto altro ancora.
La creatività sarà premiata con punti da spendere nei negozi, oltre a nuovi equipaggiamenti e opportunità per fare skate. Con più di 80 trick selezionati da Shaun White in persona (incluso il suo trick più famoso, chiamato “armadillo”), i giocatori potranno eseguire tutte le migliori mosse di skate fin dall’inizio oltre a sfidare gli amici in svariate modalità online cooperative o competitive.

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02/03/10

Perché usare la bicicletta in città




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Una recente ricerca che ha interessato diverse città europee ha dimostrato che il 50% degli spostamenti motorizzati in città copre una distanza compresa tra 3 e 5 km e il 30% è inferiore a 2 km. Ciò significa che parecchi automobilisti anziché spostarsi in auto potrebbero usare la bicicletta, che è vincente sulle corte distanze. Infatti un tragitto di 3 km, in bicicletta, si percorre in un quarto d’ora netto, comprese le operazioni di parcheggio.
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20/11/09

Come pedalare in città



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Pedalare in città

pericoli in agguato

Casco, specchietto, luci di posizione: quando si pedala in città le misure minime di sicurezza spesso non vengono rispettate.

 La giustificazione più diffusa è la velocità, spesso lenta, con cui si procede; inoltre si cerca di attraversare solo piste ciclabili evitando le strade troppo affollate, e in caso di traffico intenso si sceglie il marciapiede, causando però l'ira dei pedoni. 

Comportamenti virtuosi, quindi. Ma, consultando il bollettino del Settore Mobilità e Sicurezza della Circolazione Stradale della Provincia di Milano, nel periodo 2003-2005, gli incidenti lesivi in cui sono state coinvolte biciclette sarebbero, sull'intero territorio della provincia, il 6,76% del totale.



Casco, specchietto, luci di posizione: quando si pedala in città le misure minime di sicurezza spesso non vengono rispettate. La giustificazione più diffusa è la velocità, spesso lenta, con cui si procede; inoltre si cerca di attraversare solo piste ciclabili evitando le strade troppo affollate, e in caso di traffico intenso si sceglie il marciapiede, causando però l'ira dei pedoni. Comportamenti virtuosi, quindi. Ma, consultando il bollettino del Settore Mobilità e Sicurezza della Circolazione Stradale della Provincia di Milano, nel periodo 2003-2005, gli incidenti lesivi in cui sono state coinvolte biciclette sarebbero, sull'intero territorio della provincia, il 6,76% del totale.

Le dinamiche degli incidenti non sono evidenziate in modo dettagliato, ma emerge un dato tanto allarmante quanto poco sorprendente: quasi una volta su due (ovvero nel 47% dei casi) i ciclisti coinvolti stavano procedendo regolarmente per la loro strada. Ci sono delle norme da seguire anche quando si pedala lentamente su una pista ciclabile. Prima di tutto il ciclista deve essere preparato, conoscere il codice della strada e avere un mezzo adeguato. è un aspetto sottovalutato, per cui è frequente vedere bici scadenti e poco affidabili.

Una buona bicicletta, scelta con qualcuno di cui fidarsi, può evitare qualche caduta. I caschi protettivi sono indispensabili e devono essere conformi. Le caratteristiche immancabili sono quattro: devono essere leggeri, facili da indossare e utilizzabili anche con gli occhiali; non devono limitare la capacità uditiva né quella visiva. La sicurezza può essere messa in pericolo dal buio, dalla scarsa visibiltà soprattutto negli incroci dove viene a mancare un punto luminoso laterale. è indispensabile che la bici sia dotata di un impianto di illuminazione autonomo e di rifrangenti correttamente montati. Per quanto riguarda le luci, ne esistono di tutti i tipi: dalla tradizionale dinamo, ai led che si possono attaccare alla ruota e formano un cerchio luminoso, fino a veri e propri faretti che illuminano il percorso. Esistono anche coppie di pedali che si illuminano quando si fa pressione col piede e che non necessitano di batteria. Ci sono infine cinture luminose applicabili sul corpo del cliclista in diverse posizioni, sulla schiena o sul petto, oppure strette intorno al braccio o alla gamba.

 Occorre fare attenzione anche alle nuove regole del Codice della Strada che puniscono con la sottrazione dei punti della patente anche i ciclisti che attraversano un incrocio con il semaforo rosso. Molte le polemiche su questa norma a partire dall'interrogativo sull'applicazione della stessa per chi è sprovvisto di patente.

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11/11/09

Alla città mancano le piste ciclabili


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Pedalare in questa maniera è bello. Facile, persino. La strada ti scorre sotto le ruote che è un piacere, ci si sposta da un punto all'altro della città in scioltezza e rapidità, senza la preoccupazione di essere "arrotati" da automobili e camion. E Milano è bellissima.

Alla città mancano le piste ciclabili? I ciclisti milanesi se le costruiscono da soli, virtualmente, appropriandosi della strada che, a ben guardare, non è ad uso e consumo dei mezzi a quattro ruote. Come recita il codice all'articolo 1, si definisce strada "l'area ad uso pubblico destinata alla circolazione dei pedoni, dei veicoli e degli animali". È questa l'essenza della critical mass, espressione anglosassone che, tradotta alla lettera, significa nè più nè meno massa critica. Ciclisti che si ritrovano insieme, per ribadire un concetto di per sè banale: la strada è di tutti. Un assunto acclarato, salvo che poi le differenze di dimensione e di velocità creano non poche difficoltà alla convivenza di "veicoli" di diverse specie. Ma se si è in tanti, se si raggiunge una "massa critica" sufficiente, il discorso cambia.

Sono le dieci e mezza passate di sera dell'ultimo giovedì di ottobre. Il cielo è coperto e fa freddo. In piazza Duomo ci sono solo coppiette e qualche capannello di extracomunitari: la maggior parte delle persone è a casa al caldo, divisa tra Don Matteo e il Dr House. Magari stanno guardando Santoro, che puntava tutto sul caso Marrazzo. Per non parlare del turno infrasettimanale di campionato: l'Inter gioca contro il Palermo.

Nonostante il freddo, da qualche minuto si è radunato un curioso gruppetto di persone in piazza dei Mercanti: giovani, meno giovani, ragazze, coppiette, qualche accento spagnolo, qualche accento inglese. Tutti, con l'eccezione di alcuni pattinatori, hanno in comune il fatto di essere a cavallo di una due ruote. Qualcuno ha un campanaccio, un altro luci speciali, uno ha addirittura una radio che spara a musica a tutto volume. Molti hanno una targhetta attaccata alla bicicletta: un talloncino di cartone plastificato con la scritta "no oil".

Con la mia bicicletta, mi aggrego al gruppo, pur standomene in disparte. Senza un preavviso, a un certo punto si parte. Casualmente, come deve essere, visto che la critical mass non è una manifestazione organizzata, non è strutturata, non ha portavoce, capi, nè uno straccio di percorso, o di regole scritte. Solo, è inquietante quella macchina dei vigili urbani che tallona il cordone e che, forse, rovina la spontaneità dell'iniziativa. E mentre passiamo rasente piazza Duomo, si vede anche un cordone di vigili urbani a difesa dell'accesso in galleria, in assetto da guerriglia. Pazienza.

Proseguiamo. Il cordone dei ciclisti imbocca corso Vittorio Emanuele, piazza san Babila e poi, con decisione, sfocia in corso Venezia e infine, dopo avere svoltato a sinistra, sui Bastioni di porta Venezia. Ora arriva il bello, la prova di forza tra la bicicletta e l'automobile. Ci impadroniamo dell'intera carreggiata e proseguiamo al nostro passo, lasciando che gli automobilisti stiano in coda, impossibilitati a sorpassare. È un piacere viaggiare così, è persino terapeutico, se si pensa allo smog, alla paura, alla bile che si accumulano alla mattina quando si sceglie caparbiamente la bicicletta per raggiungere il posto di lavoro. Ma questa sera il ciclista non è un animale strano, un indiano confinato nella riserva. La biciradio manda a tutto volume successi trash degli anni Ottanta ma, a sorpresa, anche Uprising ("rivolta"), l'ultimo singolo dei Muse, dall'album The resistance (La resistenza). Proprio a proposito.

Quando passiamo agli incroci, qualche critical massist (si dice così?) esperto si mette con la bicicletta davanti all'automobile, impedendole di passare, e permettendo al cordone di scivolare in tutta tranquillità, anche con il semaforo rosso. Apriti cielo! L'automobilista si butta sul clacson, protesta, gli sembra di vivere in un mondo al contrario. Anche i motociclisti tentano il sorpasso, ma vengono beffardamente stoppati da quattro-cinque ciclisti.

Ognuno interpreta la serata come preferisce. C'è chi la prende come una scampagnata, chi come una testimonianza di resistenza civica, chi come una protesta. I più aggressivi se la prendono con malcapitati automobiilsti e motorizzati. Poco male, quando arriveranno a casa la sera avranno qualcosa da raccontare e su cui riflettere: una città che si interroga su che futuro dare alla sperimentazione dell'ecopass, dovrebbe riflettere anche su quanto gioverebbe una politica di sostegno delle due ruote come mezzo di trasporto.

Il cordone si snoda verso zona Porta Garibaldi. «Quest'estate – spiega un ciclista – abbiamo inaugurato il tunnel di Porta nuova». Quello stesso tunnel oggi è off limits (l'accesso è espressamente vietato) per ciclisti e pedoni, costretti a gimkane e percorsi a ostacoli nel dedalo di cantieri della zona. Si prosegue: corso Sempione, via XX Settembre (dove le piste ciclabili ci sono, anche se infestate da macchine in parcheggio), via Boccaccio. Infine, si ritorna alla base. La critical mass si scioglie, ognuno ritorna a casa propria. E torna ad essere improvvisamente una bestia strana, sola, insicura, circondata da ostilità.



COME FUNZIONA

Movimento. La critical mass è un raduno di bici che, sfruttando la forza del numero (massa), invadono le strade. Se la massa è sufficiente (critica), il traffico non ciclistico viene bloccato anche su strade di grande comunicazione. Il termine pare sia stato coniato dal cicloriparatore e progettista George Bliss, osservando i ciclisti cinesi. In Cina, che ormai non è più il paradiso della bici, può capitare che i ciclisti non riescano ad attraversare un incrocio privo di semaforo per colpa del traffico automobilistico. Solo quando si ammassa un sufficiente numero di ciclisti (massa critica), le bici riescono ad interrompere il traffico ed a passare.

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